La clandestinità figlia della viltà

 

di Moni Ovadia

 

l'Unità” del 13 luglio 2011

 

Il principio fondante di ogni civiltà umana che pretenda di chiamarsi tale è la giustizia. I grandi pensieri etici che hanno guidato il cammino dell'umanità nel suo travagliato sforzo di riconoscersi come unica, universale ed integra hanno posto l'idea di giustizia al centro del proprio sistema di valori, sia che si trattasse di sistemi religiosi, che laici. La giustizia edifica l'uguaglianza, la giustizia porta alla pace. L'uguaglianza degli esseri umani di fronte alla giustizia è la precondizione della democrazia.

 

Le strutture di cui una società si dota per garantire il rispetto della giustizia, gli atti costitutivi che contengono le strutture portanti del diritto, le leggi emanate dai Parlamenti hanno il compito di garantire ad ogni persona, in quanto individuo e in quanto membro di collettività, una giustizia giusta. La peggiore delle perversioni per una società di diritto, per una collettività libera e responsabile è quella di accettare, o cosa ancora più grave di legittimare leggi ingiuste.

 

Una legge è tale quando corrompe i principi stessi dell'idea di giustizia. L'attuale legge sulla clandestinità voluta dal governo delle destre e in particolare dalla sua componente leghista che la rilancia in ogni circostanza con grande passione, è una legge delittuosa. Inventa una figura di reato che mira a colpire la povertà e la disperazione. Trasforma una condizione esistenziale o tutt'al più burocratica in crimine. Il reato di clandestinità è una legge criminogena che discrimina gli uomini in base alla loro sorte, alla loro fragilità e alle loro sofferenze. Come le leggi naziste di Norimberga trasforma esseri umani innocenti in criminali per il solo fatto di essere quello che sono. Non c'è una sola persona che sfugge alle guerre, che cerca di salvarsi dalla fame che voglia fare il clandestino

per vocazione.

 

La sua è una scelta fra la vita e la morte, fra la sicurezza e la fame, fra la salvezza e la tortura, fra la libertà e l'oppressione, fra la dignità e l'umiliazione.

 

Ma questo governo che fonda il miserabile brandello di legittimità tecnica che ancora gli rimane sulla paura dell'altro, sulla vieta propaganda della menzogna sicuritaria, non pago di avere varato una legge illegale ed ingiusta perché viola i principi più sacri del nostro dettato costituzionale e della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ha scelto, con la tipica ferocia della mentalità reazionaria, di portare i tempi di reclusione dei clandestini a 18 mesi, in luoghi di detenzione denotati eufemisticamente da sigle asettiche che in realtà sono galere. Il pretesto è quello

dell'identificazione, lo scopo vero è quello dell'accanimento vessatorio contro innocenti indifesi con la miope e vile speranza di scoraggiare l'immigrazione.

 

L'unico miserabile risultato sarà quello di procurare sofferenze, umiliazioni e violenze ad esseri umani incolpevoli, perché non c'è nessuna legge per quanto crudele che possa arrestare flussi migratori prodotti dalla ricerca di futuro e di prosperità a cui tutti abbiamo diritto. Ma il calcolo politico di questa destra cattiva, cialtrona è anche dannoso per l'equilibrio delle risorse economiche e demografiche di cui il nostro paese ha una vitale necessità.

 

Questo governo del nulla, privo di cultura, sputa controvento infangando la memoria dei trenta milioni di italiani che furono costretti all'emigrazione nell'arco di un secolo.

Quattro milioni di questi italiani furono clandestini, si! Clandestini!