I Minotauri finanziari e i loro labirinti
di
Alfonso Scarano*,
da MicroMega on line - 26 aprile 2012
Il sistema
bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale. Oggi però
la finanza appare come un gigantesco labirinto popolato da esseri mostruosi. Da
ancella dell'economia e della società è diventata tiranna. A quali compiti è
chiamato il nuovo Teseo?
Il Minotauro era un essere mostruoso, metà toro e metà uomo che si celava
minaccioso in un enorme labirinto costruito dagli uomini dove divorava giovani
vittime sacrificali offerte per placare il suo istinto bestiale.
Il mito greco racconta il terrore dell’incognito contrapposto alla sete di
conoscenza, la bestialità contro l’intelligenza, il sacrificio di vittime umane
contro l'anelito di libertà dai servaggi.
Anche la finanza moderna è di costruzione umana come il labirinto di Creta
realizzato da Dedalo. Essa ha preso le sembianze del labirinto in cui circolano
numerosi Minotauri mostruosi. Si celano e si proteggono all'interno di quella
vasta ed impenetrabile costruzione umana che è l'economia finanziaria. Branca
che, invece, fu inizialmente creata come strumento per favorire lo sviluppo
economico.
La finanza moderna da ancella è diventata tiranna.
L'originale costruzione si è rinchiusa in un labirinto di parole, di prassi,
norme e oscuri rituali officiati dai soggetti – nuovi sacerdoti del labirinto -
che costituiscono i moderni mercati finanziari, con il loro linguaggio, le loro
regole, la loro organizzazione.
Le banche Minotauro
Questa finanza trasformatasi in Minotauro si è sviluppata grandemente sul solco
del processo di sviluppo del sistema bancario che man mano ha teso a tradire o a
latitare alla sua funzione originaria di propulsore dell’economia.
Il sistema bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale,
tanto da meritare una speciale tutela pubblica. Raccoglie il risparmio e
fornisce credito, tutela e dà fiducia ai risparmiatori, incentiva e finanzia lo
sviluppo delle imprese.
Ma il mondo delle banche è bicefalo, vi è la testa della banca vera – quella
detta commerciale – e quella della banca falsa, la banca d'affari.
Le banche commerciali raccolgono il risparmio e concedono prestiti oltre tutta
una serie di servizi utili, mentre le banche di affari sono società che fanno
affari finanziari, creano prodotti finanziari e speculano.
La visione liberistica ha spazzato via le regole che separavano questi due
diversi mestieri, la banca vera e quella d'affari, dunque consentendo la
creazione di conglomerati che facendo insieme sia il mestiere della banca
commerciale che quella d'affari, hanno creato un permanete conflitto di
interesse in seno a queste nuove banche tuttofare.
Questo conflitto non risolto ha innescato una degenerazione inarrestabile e
pericolosa di cui sopportiamo tutt'ora le conseguenze, ad esempio, con il
proliferare inarrestabile della finanza derivata.
Con una mano le banche emettono titoli derivati, che poi collocano tra gli
investitori con l'altra mano. Titoli che spesso si sono rivelati di dubbia
qualità.
Occorre oggi un serio e generale dibattito se esiste o meno di una commistione,
incestuosa e parassitaria del sistema bancario e come poterla risolvere.
E’ importante considerare ciò per comprendere razionalmente l'urlo del
“Minotauro finanziario-bancario”, come mai ha prodotto molte vittime, come mai
gli è stata data la possibilità mostruosa, favorita e supportata dalla
normativa, di creare cartolarizzazioni e prodotti finanziari derivati à gogo.
Cartolarizzazioni costruite su un debito alimentato e concesso dapprima senza
alcun ritegno né raziocinio di prudenza.
Ed occorre anche domandarsi perché si son lasciate non sorvegliate o si sono
eliminate le regole, tanto da poter collocare questi prodotti finanziari con bei
voti di rating nei portafogli dei risparmiatori di tutto il mondo.
Allora, il Minotauro, l'uomo-toro, la bestia umanoide della banca e della
finanza moderna, viene o no di fatto protetta e fatta crescere in un crescente
labirinto normativo che, lungi dal disinnescarne le sue pretese ed i suoi danni
sociali, lo protegge e ne consente e favorisce la perpetuazione del rito di
immolazione di vittime?
Le urla del Minotauro suonano anche con le parole e le frasi “spread”, “i
mercati apprezzano, penalizzano, pretendono, vogliono, sanzionano”, “contagio”.
La finanza derivata
E’ percezione diffusa che gli argini tra l'economia reale e la finanza si sono
rotti, poiché la nuova finanza derivata ha potuto infestare come una gramigna il
campo di grano del mercato reale, di chi lavora, suda e produce beni e servizi,
la vera ricchezza.
Ma se questa è cosa se non compresa almeno sentita dai più, se dunque il killer
dell'economia è stato identificato, perché si continua a stare alla finestra
lasciandolo operare sostanzialmente indisturbato?
Perchè, sotto la spinta della “deregolamentazione” che ha annullato le barriere
che salvaguardavano la finanza buona da quella cattiva ed infestante, è man mano
cresciuta una pseudo-regolamentazione assai più complessa, leguleia e
palesemente inefficace a controllare e sanzionare i fenomeni degenerativi ma
presentata come salvifica?
E' come se le norme che sono state realizzate con lo scopo apparente di porre
rimedi alla crisi in realtà stiano di fatto favorendo la stessa logica che ha
sospinto alla deregolamentazione del sistema finanziario, ovvero la complessità
protegge i minotauri quasi alla stessa stregua della deregulation.
Così, alternando la “tabula rasa” della deregolamentazione con una successiva
voluminosa e farraginosa costruzione di norme complesse che dovrebbero, ma non
sono affatto efficaci a rimediare ai guasti finanziari, si continua ancora
comunque a fertilizzare il terreno della finanza spregiudicata.
Solo a titolo di esempio, la legge di riforma dei mercati finanziari americana
fatta approvare dal Presidente Obama è di “sole”, si fa per dire, 2300 pagine,
la dimensione di una sorta di enciclopedia che solo descrive la strada di futuro
cambiamento, tutta ancora da realizzare, in uno scenario di molti anni. Quando
invece si è trattato di soccorrere le banche, con appena tre paginette si sono
messi sul piatto delle banche 700 miliardi di dollari di soldi pubblici, quelli
del piano di salvataggio straordinario di Bush junior denominato Tarp - Troubled
asset relief program, ovvero un miliardo a parola.
Nuove norme e nuove autorità ed organizzazioni anch'esse intrecciate
labirinticamente lasciano ancora quasi onnipotenti alcuni oligopoli privati come
quelli delle agenzie di rating, come pure lasciano che si sviluppino i nuovi
oligopoli delle Borse Valori come nuove società marcato, e lasciano anche
svilupparsi nuovi soggetti speculatori tendenzialmente oligopolisti che operano
sui mercati con le tecniche del trading ad alta frequenza (HFT).
Gli HFT sono pochi operatori borsistici al mondo che possiedono e sviluppano
tecnologie che consentono di inondare il mercato di ordini di acquisto e di
vendita con i loro computer e software super-potenti, alla velocità del
millisecondo (il tempo di click di un mouse di computer è in media di 80
millisecondi). Tali operatori movimentano fin’oltre la metà delle operazioni di
borsa (oltre il 70’% negli USA) suscitando preoccupazioni circa il buon ordine
dei mercati in numerosi analisti.
Eppur si muovono sostanzialmente indisturbati.
E che dire quando, durante una crisi finanziaria ma soprattutto economica di
attuali ed epocali dimensioni, lo “spread” fra titoli di debito sovrano viene
declinato come la temperatura altalenante, ma sempre elevatissima, che
rappresenterebbe lo stato di febbre del paese oggetto delle attenzioni della
finanza speculativa, come quasi fosse un moribondo?
Non è anche questo un urlo del Minotauro bancario-finanziario moderno? Il
riecheggiare e l’amplificarsi dell'urlo “spread” in formato pillola
mass-mediatica, può rendere una intera società ansiogena ed atterrita.
Oppure l'urlo del “credit crunch”, la rarefazione del credito che costringe
recentemente la Banca Centrale Europea - BCE a foraggiare le banche di ben 1
trilione di euro al tasso assai basso dell'1% di interesse e che di questa gran
massa di soldi pochissimo arrivi all'economia reale delle imprese e delle
famiglie?
Comunicazione parziale e analfabetismo finanziario diffuso
Gravissimo è l'analfabetismo finanziario oggi diffuso, ma ancor più grave è
lasciare che questo analfabetismo si perpetui. Come una volta l'analfabeta era
chi non sapeva né leggere né scrivere ed era un cittadino debole, manipolabile e
sfruttabile, oggi è altrettanto debole, manipolabile e sfruttabile chi è un
analfabeta finanziario.
L'analfabetismo finanziario consente ai guru, alla moderna casta sacerdotale dei
banchieri e professoroni che veglia e vaticina sui mercati finanziari moderni,
di lanciare affermazioni che suonano apodittiche e che rimbalzano e si esaltano
e si moltiplicano sui media.
L'alimentazione della paura del deficit e dello “spread” alla stregua delle
mitiche urla furiose del Minotauro, rendono la più parte della società che
rimane analfabeta di economia e finanza, atterrita ed allucinata, ed in un certo
senso anche disponibile al tributo umano di lacrime e sangue ed anche alla
insensibile rinuncia di pezzi di quelli che una volta erano diritti inviolabili
della democrazia, pena l'altro tradimento verso lo Stato.
I CDS
I mercati dei CDS sono una sorta di mercato di derivati finanziario
pseudo-assicurativi e sono prodotti tutt'altro che trasparenti. Chi sta
indagando analiticamente quale effetto provocano i Credit default-swap, i CDS,
sui titoli che dovrebbero assicurare?
Perché un mercato così importante rimane oscuro e non regolamentato, dominato da
pochi soggetti, dove le contrattazioni sono Out The Counter – OTC?
I mercati OTC sono, appunto, mercati non regolamentati dove gli operatori si
scambiano direttamente e bilateralmente tra loro molteplici tipologie di
strumenti finanziari senza che operi un controllore che sovraintenda. Oltre al
mercato dei CDS, un altro mercato OTC di primaria importanza è il mercato
interbancario che è una sorta di iper-mercato della liquidità, dove le banche si
prestano vicendevolmente denaro. Proprio il mercato interbancario fu al centro
della crisi della liquidità delle banche e della loro reputazione di solvibilità
nell’agosto 2007, data di inizio della crisi finanziaria ed economica nella
quale ancora siamo immersi.
Un prodotto pseudo-assicurativo particolare il CDS, perché – esemplificando - è
come se un vicino di casa potesse – acquistando un CDS-casa-incendio -
assicurare la vostra casa contro il rischio di incendio e beneficiare del
rimborso nel caso la casa andasse a fuoco. Ma non viene il sospetto che, di
fatto, si crea – in assenza di regolamentazione – il rischio di proliferazione
di vicini di casa piromani?
Un mercato, quello dei CDS, ad alta volatilità e ad alta leva speculativa. Nel
caso della Grecia perfino gli speculatori hanno mostrato preoccupazione per
l’enorme dimensione dei contratti CDS costruiti sul debito.
L'innesco mediatico rinforzato dalla leva speculativa dei CDS sulla crisi di
altri debito sovrani non viene affatto risolta con il semplice annuncio di una
loro possibile regolamentazione. Ovvero, nel concreto, la dinamite finanziaria
dei CDS non viene disinnescata se non da normative cogenti e non da fumosi
annunci di regole che ancora non trovano concretizzazione.
Chi ignora cosa sia un CDS come può valutare la situazione della moderna finanza
che pur ha impatto sociale generalizzato, impattando sui bilanci degli Stati?
Come accettare questo analfabetismo finanziario dato che l'influenza della
finanza è arrivata ad esigere anche i suoi tributi di pezzi di democrazia.
L’incidenza sulle basi democratiche diventa sfacciata osservando il caso di
sviluppo della crisi in Grecia, dove Stato Greco e la società civile greca viene
impattata da regole e vincoli direttamente dettati dall’Europa. Ed anche
l’Italia ha ricevuto i suoi “compitini” da svolgere a casa, quando si è vista
destinataria di una lettera di raccomandazioni europee da osservare. Lascia
anche perplessi l'imposizione subitanea e sotto l'incudine della grande paura
dello “spread” con il varo del Governo tecnico di emergenza presieduto da Monti.
Mifid
La Mifid – Markets in Financial Instruments Directive – è una normativa europea
di regolamentazione finanziaria e viene presentata come una utile risposta
all'esigenza di creare un terreno competitivo uniforme tra tutti gli
intermediari finanziari europei, e che tuteli gli investitori.
La realtà è, invece, che in base a questa normativa fortemente promossa dal
sistema bancario, le banche stesse è come se si fossero costrette da sole a
misurare secondo scale di propensione al rischio, qualunque
risparmiatore-investitore loro cliente. Ciascun cliente-investitore deve avere –
secondo Mifid - un associato profilo di rischio.
Basta che un prodotto finanziario sia qualificato come rischioso ad un certo
livello – e tale livello viene calcolato dal giudizio di rating - che allora
possa essere consigliato dalle banche e dunque acquistato da chi viene misurato
adatto a quel rischio.
Nella logica maggior rischio maggior rendimento associato. Ma non è affatto
detto!
Non viene neppure il dubbio che le misure sono opinabili o solo delle stime – il
rating è un giudizio che non ha valore se non quella di una opinione – che può
creare le condizioni di nuovi inciampi. Lo ricordano dolorosamente coloro che
hanno investito in Parmalat, Cirio, Argentina e che erano tutti titoli che
avevano avuto valutazioni di rating a basso rischio. Non fu certo sufficiente la
tutela che ci fosse supposto “il bollino blu” di un rating di
investment
grade,
ovvero di una valutazione a basso rischio.
Oggi la banca è legittimata dalla Mifid a consigliare prodotti pur che abbiano
rating compatibili al profilo di rischio degli investitori.
Ma il rating è un indicatore sufficiente? Pare di no, per quanto accaduto ed
allora quel sistema basato sul rating eppur rimane.
Via di uscita
Per affrontare il Minotauro del sistema bancario e finanziario moderno ed il suo
labirinto di parole e concetti non intuitivi, occorre procedere alla
identificazione del loro linguaggio e delle logiche che seguono. Sarebbe
necessaria un'opera vasta di confronto dialettico e di individuazione e
trasmissione dell'esperienza, predisponendo nuovo fili rossi di Arianna, stesi
per dare soluzione ragionevole e razionale all'involucro labirintico dove ci
cela, e viene protetto, i novelli Minotauri bancari e finanziari.
Un indice di questo percorso deve dare innanzitutto e presto trovare soluzioni:
- alla deregolamentazione bancaria, che ha portato all'odierno sistema delle
banche polipo-morfe tuttofare;
al sistema delle cartolarizzazioni, che ha costruito le montagne di prodotti
finanziari derivati, inquinatori di tutti i portafogli del mondo;
- alla privatizzazione delle borse in aziende mercato, che hanno logiche e
funzionamenti privatistici di massimizzazione dei profitti e che invece
storicamente sono state meri luoghi di scambio sotto una tutela paritaria di
tutti i partecipanti e non luogo di oligopolio tecnologico di pochissimi
attraverso le tecniche del trading HFT;
- a Basilea 2 e Basilea 3, normative nata nel più blasonato e privatissimo
salotto della più antica organizzazione bancaria mondiale, la Banca dei
regolamenti internazionali – BIS che ha, appunto, sede a Basilea - e
successivamente recepita dal sistema bancario mondiale e quindi penetrato nelle
normative dei vari paesi;
- alla Mifid, normativa europea che viene presentata al “popolo bruto” come
sistema di protezione dei consumatori di prodotti finanziari, ma che si viene
manifestando come importante sistema di protezione della responsabilità delle
stesse banche rispetto alle responsabilità di una consulenza agli investitori;
- al sistema oligopolistico del rating, un sistema di valutazione del merito
creditizio da parte di un oligopolio di tre agenzie private – standard and
Poor's, Moody's, Fitch che valutano ed assegnano rating su tutto quanto possa
essere compra/venduto sui mercati finanziari;
- al sistema degli strumenti finanziari OTC e ai mercati non regolamentati dove
questi strumenti vengono scambiati, vista la loro scarsissima trasparenza e il
loro dinamitardo effetto leva;
- ai credit default swap - CDS che vengono creati e compravenduti su mercati OTC
fuori da opportune regole e controlli e che influenzano fortissimamente la
percezione di rischio dei titoli che assicurano.
Vi sono numerosi altri punti che rendono il labirinto moderno della finanza una
trappola. Ma se il labirinto è stata una costruzione umana, c’è da sperare ora
che si moltiplichino ed emergano, come nel mito greco, nuovi Tesei concordi nel
debellare l'analfabetismo finanziario, l'ignoranza ed il servaggio che ne
deriva.
E' buona e sana responsabilità dei singoli, di ogni uomo pensante e
raziocinante, non lasciarsi andare allo sbigottimento, ma che ciascuno possa
credere nelle proprie capacità di imparare il nuovo linguaggio e di riconoscere
in se stesso l'anelito di libertà e coraggio che furono le qualità del mitico
Teseo. Superando le proprie paure, ma anche aiutato da un filo di Arianna che
consenta di entrare e poi uscire dal labirinto complicato dei tecnicismi e della
cultura e del gergo bancario-finanziario per costruirsi una idea personale,
razionale ed indipendente dell'effettivo pericolo sociale del mostro
bancario-finanziario, che pur camminando da umano ha testa e ferocia di un toro
impazzito.
Ed il toro è effettivamente nella simbologia borsistica quello di un listino di
titoli in crescita, mentre a contrario l'orso che si accolla l'iconografia dei
titoli che calano di valore. Comunque, entrambi animali noti per la loro forza
bestiale e distruttiva non per la loro intelligenza creatrice.
Son sempre più numerosi i cittadini che osservano che il sistema attuale che
sopporta il gran peso della finaziarizzazione bancaria, stia scontando tutti i
vizi di una precedente crescita drogata e di uno scenario infausto di sacrifici
lacrime e sangue che comunque non risolvono gli appetiti finanziari.
La missione del cittadino, uomo razionale e moderno, è quella di sconfiggere le
sue ignoranze e paure, e nel contempo quella di comprendere verità sgradevoli:
ciò fa la differenza tra moderni uomini liberi e moderni schiavi.
* Analista finanziario indipendente. Dal 1997 è iscritto all'AIAF
- Associazione Italiana degli Analisti Finanziari, di cui è stato
vicepresidente. Ha pubblicato numerosi articoli tecnici sulla rivista Aiaf,
organo informativo dell'associazione, in particolare affrontando temi che
riguardano la valutazione di impresa, il rating di merito creditizio e l'asset
allocation quantitativa. In ambito associativo svolge attività di ricerca nel
settore finanziario. Tra le attività svolte vi é anche quella rivolta alla
analisi della gestione finanziaria degli enti locali. È recentemente intervenuto
durante la trasmissione "Report" su Raitre in merito alle gravi problematiche
dell'utilizzo dei prodotti derivati da parte degli enti locali.
(26 aprile 2012)