La democrazia alla prova del grillismo

 

 

intervista a Gustavo Zagrebelsky a cura di Cesare Martinetti

 

 

La Stampa del 28 marzo 2013

 

Le guerre nel mondo, i conflitti senza soluzioni, la finanza senza regole, le disuguaglianze che crescono, tra Paese e Paese, tra cittadini e cittadini. Pare che tutto ci stia sfuggendo di mano - dice Gustavo Zagrebelsky -, sembra che non ci sia pi nessuno in grado di formulare unidea che abbraccia e sia riconoscibile da tutti. La terza edizione di Biennale Democrazia cade in un momento drammatico per lItalia. Sar loccasione per riflettere sulle norme di base della nostra societ. Ne parliamo con il presidente emerito della Corte Costituzionale, inventore (con Pietro Marcenaro) e anima della Biennale.

 

Professor Zagrebelsky, la parola democrazia associata a quella di utopia, di questi tempi, sembra avere un connotato ironico: la democrazia non pi una prospettiva reale?

 

Lidea di fondo di Biennale pensare allavvenire in modo da ristrutturare una prospettiva comune. Questo deve fare la cultura politica. La parola utopia centra perch significa la proiezione in un futuro di aspirazioni e tentativi di trovare soluzioni alla difficolt del presente.

 

Ma lutopia realizzabile ancora unutopia?

 

Ci sono utopie utopiche, idee consolatorie che permettono di rifugiarsi nellimmaginazione. Si tratta di un esercizio intellettuale sterile. Ma ogni progettazione del futuro deve avere un aspetto utopico. Per mirare giusto nel bersaglio devi mirare pi in alto, diceva Machiavelli. Lo ricorder Carlo Ossola parlando dellutopia in letteratura. I condizionamenti renderanno il risultato finale inferiore al progetto. Ma il progetto bisogna averlo.

 

Alla Biennale ascolteremo dei progetti realizzabili?

 

Stiamo cercando di far emergere qualcosa di nuovo che gi c, che cova sotto la cenere, che pu costituire energia feconda. Sulla base della premessa, diventata un luogo comune, che per sopravvivere bisogna cambiare. Parleremo di economia, mondializzazione della finanza, economia, produzioni, consumi, modi di produzione che non sperperano risorse ambientali. Nuovi strumenti di partecipazione.

 

A questo proposito il tema di democrazia e Internet diventato decisivo con il successo della lista di Grillo. Lei crede nella democrazia diretta per via elettronica?

 

La questione questa: la tecnologia informatica applicata ai processi decisionali pubblici, lidea della sovranit immediata e individuale del singolo, distrugger la politica a favore di qualcosa che per ora non si sa che cosa sia? Oppure: questi strumenti possono essere usati per rinvigorire la democrazia, renderla pi responsabile, pi consapevole, in processi di sintesi comune? Il dibattito alla Biennale dar delle risposte.

 

Intanto le prime votazioni alle Camere e la prospettiva dei voti di fiducia hanno gi posto la questione della trasparenza del voto dei singoli parlamentari grillini minacciati di espulsione se usciranno dalla linea del partito.

 

Questo mi ricorda molto la fase giacobina della rivoluzione francese, quando si era imposto agli elettori di votare in pubblico. il massimo della libert democratica o il massimo del controllodellesercizio della libert?.

 

 

Ed esplosa la questione del vincolo di mandato, se cio i parlamentari siano liberi di votare secondo coscienza o se debbano essere vincolati alla linea del partito espressa in campagna elettorale.

 

Nelle costituzioni liberali non c vincolo di mandato. Nella nostra questo previsto dalllarticolo

67, legato allidea che la democrazia, come diceva Hans Kelsen, un regime mediatorio, cio un regime in cui le ragioni plurime si devono incontrare fra di loro e trovare punti mediani. La libert dei rappresentanti, senza vincolo di mandato, esprime questa esigenza che in parlamento - il luogo dove ci si parla - sia possibile perseguire il raggiungimento di quel punto mediano e che laula non sia il terreno di battaglia di eserciti schierati per ottenere o tutto o niente. I rappresentanti devono disporre di quel margine di adattabilit alle circostanze rimesso alla loro responsabilit. Ecco, in sintesi direi questo: libert del mandato, uguale responsabilit; vincolo di mandato, uguale irresponsabilit, ignoranza totale delle qualit personali dei rappresentanti, mortificazione delle personalit.

 

una norma che appartiene a tutte le costituzioni liberali?

 

Certo, viene dalla rivoluzione francese, prima del giacobinismo. Non cera in quella sovietica, n in quella della Comune di Parigi, che per non appartengono alla nostra tradizione costituzionale democratica.

 

La crisi della democrazia per innegabile, questioni come rappresentanza, partecipazione, efficacia delle decisioni sono dattualit anche nei sistemi pi giovani.

 

Ma almeno per ora tutti si dichiarano democratici. Non c ancora nessuno che si sia alzato per dire: basta con la democrazia, c un modello migliore. Semmai si dice: questa democrazia, la nostra, non ci piace, non funziona. Ma ci significa che resiste lidea di fondo che c una democrazia alla quale dobbiamo mirare. Per il momento democrazia resta una parola universale.

 

Per giustificato dire che questa nostra democrazia in crisi e non funziona?

 

C una legge universale della politica secondo cui i regimi politici con il passare del tempo (qualcuno ha detto nel giro di una cinquantina di anni) tendono a chiudersi su se stessi, a diventare oligarchie, gruppi chiusi di potere, degenerazione della democrazia, dove la distanza tra elettori ed eletti appare incolmabile.

 

esattamente quello che percepiamo oggi in Italia, le elezioni ne sono state la dimostrazione. Professor Zagrebelsky, ce la far la nostra democrazia?

 

Se riesce a riaprirsi, a combattere i gruppi chiusi, i giri nascosti del potere, e riesce a far sentire i cittadini partecipi della cosa pubblica e non espropriati. Quando si parla di rinnovamento della democrazia si intende proprio questo. I gesti simbolici come la riduzione del numero dei parlamentari, il taglio delle spese che favoriscono i parassitismi politici. Se si riuscir a fare ci anche utilizzando virtuosamente i nuovi strumenti della comunicazione politica potremo dare una risposta positiva alla domanda che fu di Norberto Bobbio in uno dei suoi ultimi saggi: la

democrazia ha un futuro?.

 

E se questo non succeder?

 

Peggio per noi e per i nostri figli.