Gaza diventata un ghetto Israele con lapartheid non costruir mai la pace

 

intervista a Zygmunt Bauman a cura di Antonello Guerrera

 

"la Repubblica del 5 agosto 2014

 

Ci a cui stiamo assistendo oggi uno spettacolo triste: i discendenti delle vittime dei ghetti nazisti cercano di trasformare la striscia di Gaza in un altro ghetto. A dirlo non un palestinese furioso, ma Zygmunt Bauman, uno dei massimi intellettuali contemporanei, di famiglia ebraica e sfuggito allOlocausto ordito da Hitler grazie a una tempestiva fuga in Urss nel 1939. Bauman ha 88 anni, suo padre era un granitico sionista e negli anni ha sviscerato come pochi laberrazione e le conseguenze della Shoah. Sinora il grande studioso polacco non si era voluto esprimere pubblicamente sulla recrudescenza dellabissale conflitto israelo-palestinese. Ora per, dopo aver accennato alla questione qualche giorno fa al Futura Festival di Civitanova Marche in un incontro organizzato da Massimo Arcangeli, Bauman confessa la sua amarezza in questintervista a Repubblica .

Professor Bauman, lei uno dei pi grandi intellettuali contemporanei ed di origini ebraiche. Qual stata la sua reazione alloffensiva israeliana a Gaza, che sinora ha provocato quasi 2mila morti, molti dei quali civili?

Che non rappresenta niente di nuovo. Sta succedendo ci che era stato ampiamente previsto. Per molti anni israeliani e palestinesi hanno vissuto su un campo minato, in procinto di esplodere, anche se non sappiamo mai quando. Nel caso del conflitto israelo-palestinese stata la pratica dellapartheid nei termini di separazione territoriale esacerbata dal rifiuto al dialogo, sostituito dalle armi che ha sedimentato e attizzato questa situazione esplosiva. Come ha scritto lo studioso Gran Rosenberg sul quotidiano svedese Expressen l 8 luglio, prima dellinvasione di Gaza, Israele pratica lapartheid ricorrendo a due sistemi giudiziari palesemente differenti: uno per i coloni israeliani illegali e un altro per i palestinesi fuorilegge. Del resto, quando lesercito israeliano ha creduto di aver identificato alcuni sospetti palestinesi (nella caccia ai responsabili dellomicidio dei tre adolescenti israeliani rapiti in Cisgiordania il giugno scorso, ndr), ha messo a ferro e fuoco le case dei loro genitori. Invece, quando i sospettati erano ebrei (per il susseguente caso del ragazzino palestinese arso vivo, ndr) non successo nulla di tutto questo. Questa apartheid: una giustizia che cambia in base alle persone. Per non parlare dei territori e delle strade riservate solo a pochi. E io aggiungo: i governanti israeliani insistono, giustamente, sul diritto del proprio paese di vivere in sicurezza. Ma il loro tragico errore risiede nel fatto che concedono quel diritto solo a una parte della popolazione del territorio che controllano, negandolo agli altri.

Come anche lei sottolinea, tuttavia, Israele deve difendere la sua esistenza minacciata da Hamas. C chi, come gli Usa, dice che la reazione dello Stato ebraico su Gaza dura ma necessaria. Chi la giudica eccessiva e sproporzionata. Lei che ne pensa?

E come sarebbe una reazione violenta proporzionata? La violenza frena la violenza come la benzina sul fuoco. Chi commette violenza, da entrambe le parti, condivide limpegno di non spegnere lincendio. Eppure, la saggezza popolare (quando non accecata dalle passioni) ci ricorda: Chi semina vento raccoglie tempesta. Questa la logica della vendetta, non della coabitazione. Delle armi, non del dialogo. In maniera pi o meno esplicita, a entrambe le parti del conflitto fa comodo la violenza dellavversario per rinvigorire le proprie posizioni. E il risultato : sia Hamas sia il governo israeliano, avendo concordato che la violenza il solo rimedio alla violenza, sostengono che il dialogo sia inutile. Ironicamente, ma anche drammaticamente, potrebbero avere entrambi ragione.

Cosa pensa, nello specifico, del premier israeliano Netanyahu e del suo governo? Ha commesso errori?

Netanyahu e i suoi sodali, e ancor pi gli israeliani che bramano il loro posto, si sforzano di fomentare il desiderio di vendetta nei loro avversari. Spargono semi di odio perch temono che lodio del passato scemi. Alla luce della loro strategia, questi non sono errori. I governanti israeliani hanno pi paura della pace che della guerra. Del resto, non hanno mai imparato larte di governare in contesti pacifici. E, negli anni, sono riusciti a contaminare gran parte di Israele con il loro approccio. Linsicurezza il loro migliore, e forse unico, vantaggio politico. E magari vinceranno facilmente le prossime elezioni facendo leva sulle paure degli israeliani e sullodio dei vicini, che hanno fatto di tutto per irrobustire.

Lei in passato stato critico nei confronti del sionismo e delluso che Israele fa della tragedia dellOlocausto per giustificare le sue offensive militari. La pensa ancora cos?

Raramente la vittimizzazione nobilita le sue vittime. Anzi, quasi mai. Troppo spesso, invece, provoca ununica arte, che quella del sentirsi perseguitati. Israele, nato dopo lo sterminio nazista contro gli ebrei, non uneccezione. Quello a cui siamo di fronte oggi un triste spettacolo: i discendenti delle vittime nei ghetti cercano di trasformare la striscia di Gaza in un ghetto che sfiora la perfezione (accesso bloccato in entrata e uscita, povert, limitazioni). Facendo s che qualcuno prenda il loro testimone in futuro.

A questo proposito, cosa pensa del silenzio di politici e intellettuali europei sul conflitto riesploso a Gaza?

Innanzitutto, non esiste la comunit internazionale di cui parlano americani ed europei. In gioco, ci sono soltanto coalizioni estemporanee, dettate da interessi particolari. In secondo luogo, come ha osservato Ivan Krastev celebrando il centenario dellinizio della Grande Guerra, noi europei abbiamo ben in mente che uneccessiva reazione come quella allomicidio di Francesco Ferdinando ha portato alla catastrofe che nessuno voleva o si aspettava.

Lei ha scritto in passato che la societ moderna non ha imparato lagghiacciante lezione dellOlocausto. Questo concetto si pu applicare anche al conflitto israelopalestinese?

Le lezioni dellOlocausto sono tante. Ma pochissime di loro sono state seriamente prese in considerazione. E ancor meno sono state apprese per non parlare di quelle messe realmente in pratica. La pi importante di queste lezioni : lOlocausto la prova inquietante di ci che gli umani sono capaci di fare ad altri umani in nome dei propri interessi. Unaltra lezione : non mettere un freno a questa capacit degli umani provoca tragedie, fisiche e/o morali. Questa lezione, nel nostro mondo veloce, globalizzato e irreversibilmente multicentrico, ricopre ancora unimportanza universale, applicabile a ogni antagonismo locale. Ma non c una soluzione a breve termine per lo stallo attuale. Coloro che pensano solo ad armarsi non hanno ancora imparato che dietro alle due categorie di aggressori e vittime della violenza c unumanit condivisa. N si accorgono che

la prima vittima di chi esercita violenza la propria umanit. Come ha scritto Asher Schechter su Haaretz, lultima ondata di violenza nellarea ha fatto compiere a Israele un ulteriore passo verso quel torpore emotivo che si rifiuta di vedere ogni sofferenza che non sia la propria. E questo dimostrato da una nuova, violenta retorica pubblica.