La Costituzione e il governo stile executive

 

di Gustavo Zagrebelsky

 

 

 la Repubblica del 6 agosto 2014

 

Del senato della nuova era, tutto il dicibile stato detto e ridetto. Ora non si tratta pi didee, ma di numeri, di patti misteriosi che tengono o non tengono, di aperture o chiusure, cio di strategie politiche. Interessa, invece, lo sfondo: ci che crediamo di comprendere della nostra crisi e delle sue forme. Che valore hanno il tanto pervicace impegno per le riforme costituzionali e laltrettanto pervicace impegno contro? Pro e contra, innovatori e conservatori. I pro accusano i contra di non voler assumersi le responsabilit del cambiamento che il momento richiede e di difendere rendite di posizione dissimulandole come difesa della Costituzione. I contra, a loro volta, accusano i pro di coltivare la vacua ideologia del nuovo e del fare a ogni costo, in realt servendo interessi ai quali ostica la democrazia. Le ragioni della divisione sono profonde, spiegano lasprezza del contrasto e giustificano le preoccupazioni.

Le costituzioni sono al servizio della legittimit della politica e una costituzione illegittima non pu che produrre politiche a loro volta illegittime. Ma, la legittimit divisa un concetto contraddittorio che porta in s la radice della dissoluzione. La funzione delle costituzioni conferire accettazione diffusa alle istituzioni e alle politiche che su di esse si fondano. La Costituzione che nascer dalle condizioni presenti se nascer sar figlia di una legittimazione dimezzata e svolger solo a met la sua funzione legittimante e, per laltra met, svolger una funzione delegittimante. Lo stesso per la Costituzione ora vigente ma contestata se sar questa a sopravvivere ai riformatori . In ogni caso, possiamo aspettarci un periodo di vita politica instabile e de-costituzionalizzata, cio determinata pi dai rapporti di forza e dalle convenienze che non dal rispetto dun patrimonio di principi e regole del vivere comune. In parte gi cos. Il processo in corso da tempo. Ci che una volta avrebbe creato scandalo, oggi quasi generalmente accettato. Che cosa, se non questo, significano i discorsi circa la costituzione materiale o di fatto che si sovrapposta a quella ufficialmente in vigore, o circa lo stato deccezione che giustifica spostamenti negli equilibri tra i diversi poteri e rende accetto, quasi senza battere ciglio, che un parlamento eletto incostituzionalmente metta mano, addirittura, alla modifica della Costituzione? Sono state create le condizioni del regno della necessit, dove, di fatto, si afferma la forza, e la debolezza soccombe senza lo scudo del diritto. Lincostituzionalit, oggi, routine.

Latente, c un conflitto profondo che si manifesta per ora su singoli punti, importanti ma secondari. Il declassamento del Senato uno di questi. Il disegno generale che unifica i punti sparsi s mostrato, inaspettatamente, durante il dibattito sulla riforma, quando una senatrice della maggioranza, per invitare lopposizione a volare alto e a non perdersi nei dettagli, ha chiarito il punto: si tratta, secondo noi (noi, i riformatori), di un passo necessario per giungere a rovesciare il rapporto tra il Parlamento e il Governo e fare del primo lesecutore fedele delle decisioni del secondo. Non che, da tempo, non sia in atto la tendenza a ridurre le Camere a registratori di decisioni dellesecutivo. Ma, ora si tratta di costituzionalizzare la sudditanza: dal libero Parlamento della vecchia e stantia tradizione democratica, al libero Governo dellepoca in cui executive sinonimo di successo (anche sui treni ad alta velocit, dove non c una classe legislative). Ricordiamo un presidente del Consiglio dire, qualche tempo fa, essere venuto il momento, per gli esecutivi, di educare i parlamenti.

Se questo lobiettivo, si tratta non di riforma ma di capovolgimento della Costituzione. La legge elettorale che la sera stessa delle elezioni deve incoronare il capo del Governo, oggi anche capo del suo partito, nella carenza di garanzie e contrappesi istituzionali e di democrazia interna ai partiti, e nellabbondanza, invece, di corse e rincorse al conformismo; lelezione di nominati; gli sbarramenti vari, molto alti: tutto ci concorre allobiettivo. La maggioranza deve essere prona, lopposizione spuntata, le Camere sotto la sferza come vecchi ronzini ai quali si detta addirittura landatura (il timing) e il percorso (la road map). Il presidente del Consiglio usa un linguaggio sprezzante nei confronti di chi non ci sta (ce ne faremo una ragione; asfalteremo; piaccia o non piaccia, porteremo a casa, ecc.). La qualit del linguaggio un segno spesso pi eloquente di

tanti discorsi programmatici. la soglia dalla quale ci si pu affacciare per vedere senza schermi lanimo altrui. Il ministro per le riforme, a completamento dei segnali rivolti a chi deve intendere, ha ammesso che, in un secondo momento si aprir la questione del presidenzialismo, che da tempo cova sotto la cenere.

Esiste allora un problema di democrazia? Non ci si crede, perch difficile prendere sul serio queste pulsioni, incarnate nellattuale compagine di governo che, attraverso il suo capo, si sforza visibilmente dapparire accattivante. Ma, le regole costituzionali sono fatte per valere nel tempo. Possiamo sapere chi verr dopo? E che dire se queste tendenze si saldassero a interessi e disegni di pochi potenti, a danno dei molti impotenti?

I nostri riformatori che cos parlano e agiscono, ne siano consapevoli o no, potranno essere un giorno ascritti alla storia dellantiparlamentarismo, una lunga e nefasta storia iniziata negli ultimi decenni dellOttocento e proseguita nel tempo della Repubblica. Gi subito, nel 1948, dopo le elezioni del 18 aprile, si sostenne, quattro mesi dopo la sua entrata in vigore, che la Costituzione era morta e sepolta sotto la valanga di voti che aveva consegnato il Paese alla Dc. La Costituzione consociativa, avente cio nel Parlamento il suo luogo delezione, era superata si disse da una costituzione materiale il cui fulcro era il governo e il suo partito. De Gasperi, com noto, non ader, anche perch non consider mai la Dc partito suo, nel senso odierno. La legge truffa (poca cosa rispetto a certe attuali proposte in materia elettorale) fall. Le maggioranze furono di coalizione, le coalizioni avevano il loro fulcro in Parlamento e la Costituzione resse allurto. Da allora, per, non si cessato dimmaginare, progettare e perfino tramare contro lodiato consociativismo, attribuito come peccato originale a una Costituzione che, in verit, soltanto unonesta, per quanto sempre perfettibile, costituzione non di una oligarchia ma della democrazia pluralista. Sotto la pressione delle crisi che viviamo, quelle proposte sono ritornate dattualit, rivestendosi ora come allora di efficientismo e di colore patriottico, nazionale. La vocazione totalizzante una caratteristica comune a tutte le forme di antiparlamentarismo, una vocazione lampante quando il capo dun partito vuole essere lincarnazione del partito degli italiani (versione Berlusconi) o del partito della nazione (versione Renzi). Lantiparlamentarismo ha le sue ragioni: la corruzione, laffarismo, lopportunismo, linefficienza, la paralisi decisionale, lincompetenza, il cretinismo parlamentare (Marx-Engels, 1852), i ludi cartacei (Mussolini, 1926). Chi potrebbe negarle e chi non saprebbe aggiungerne altre? La storia antica, ma lillusione di un governo dalle mani libere e perci stesso benefico, altrettanto. In una societ segnata da tante profonde fratture, la nostra, possono bastare lattivismo, il giovanilismo, il futurismo ottimistico sempre ostentato e regolarmente smentito, gli annunci e le promesse quasi sempre rimangiate, il nascondimento delle prove che ci dobbiamo preparare ad affrontare? Quale natura dimostrerebbe a breve il preteso governo dalle mani libere? O un qualche populismo o un qualche autoritarismo, oppure luno e laltro insieme. Inevitabilmente, ci sarebbe la dissimulazione del vero volto di un potere che lo sostiene da dietro le quinte: il volto di unoligarchia oggi nobilitata dallavallo europeo (ce lo chiede lEuropa, ma quale tra le diverse, possibili Europe?). Ancora una volta, pare dessere di fronte alleterno dilemma: oligarchia dalle maniere sbrigative o democrazia dallandatura pesante. Coloro i quali, nonostante tutto, preferiscono vivere nella seconda, devono assumersene responsabilmente il peso, sapendo che gli egoismi di parte, lindisponibilit ai compromessi, il frazionismo infinito non fanno che portare acqua al mulino dei loro nemici; che la corruzione dilagante unalleata preziosa dun senso comune che invoca le maniere spicce, e che solo nella politica della giustizia sociale e delluguaglianza ci che la Costituzione chiama solidariet si trovano gli antidoti alla chiusura oligarchica del potere.