Il Gesù della storia
Abbiamo la possibilità
di verificare se il Gesù dei dogmi corrisponde al Gesù della storia?
don Franco Barbero
sbobinatura non rivista dall’autore di un incontro con i
genitori del “Gruppo di catechesi Primavera”
In “cdb informa” n°41 giugno 2008
Da più di 3 secoli dal tempo di Reimarus è iniziata la
grande ricerca sul Gesù della storia. E’ incredibile dirvi quanto la persona
storica di Gesù interessi e quanto ancora vi sia da scoprire. Ma prima di dirvi
questo vorrei venire ad alcune distinzioni che nel linguaggio sono poco note:
c’è il Gesù della fede, il Gesù della storia, il Gesù reale, il Gesù dei
dogmi. Bisogna accuratamente conoscere queste poche distinzioni. Il Gesù della
fede è quello che viene riassunto nel fatto che lui è il maestro, noi siamo i
discepoli; su questo, a livello di enunciazione, c’è una grande convergenza
di tutti i cristiani e le cristiane. Il Gesù della storia è invece la
ricostruzione storica della vita, dell’esperienza e del messaggio di Gesù; su
questo si infittiscono gli studi. Si è passati attraverso alcune fasi: c’è
stato un tempo, per molti secoli, in cui il vangelo veniva letto prevalentemente
in modo letteralistico. C’era una concezione ingenua della letteratura
evangelica. Vi faccio un esempio: Gesù guarisce il cieco: si pensava veramente
che Gesù avesse guarito gli occhi. Poi, da tre secoli a questa parte, è
cominciata una ridda di studi sulla questione
Gesù della storia, con delle oscillazioni: c’è la scuola che dice:
“non riusciremo mai a raggiungere tutta la verità storica, perché la
storiografia del vangelo è una storiografia particolare, ed allora a noi
interessa scegliere il messaggio di Gesù; non potremo mai costruire una
biografia di Gesù”. Questo tenore di studi durò a lungo. Oggi si è molto più
ottimisti perchè gli studi hanno fatto grandi passi in avanti, perché si
conosce l’ebraismo come un secolo fa era impensabile, perché l’archeologia
ha fatto dei passi da gigante. Oggi sostanzialmente si dice, nella ricerca
storica, la cosiddetta ‘nuova ricerca storica’: di Gesù sappiamo i tratti
essenziali della vita e possiamo tutto sommato costruire una buona carta
d’identità e un buon itinerario di vita. Quello che non possiamo sapere è il
Gesù reale. Faccio degli esempi tutt’altro che irrilevanti: non sapremo mai
se Gesù era alto 1,80 o 1,60, se Gesù era un tipo iracondo, se Gesù amava una
donna, se Gesù era una persona di salute cagionevole. Il Gesù della vita
quotidiana non lo conosciamo. Gesù conosceva il greco? Gesù aveva imparato a
scrivere? Non potremo rispondere a tantissime domande sul Gesù reale, il Gesù
della microstoria.
Il Gesù dei
dogmi è un altro Gesù; noi lo
abbiamo, a partire dal II secolo, divinizzato ed evidentemente tradotto in un
linguaggio diverso, ma il Gesù dei dogmi, che poi è diventato il Gesù del
catechismo, secondo la maggioranza dei teologi non ha nulla in comune con il Gesù
della storia. Credo che tra il Gesù dei dogmi e il Gesù della storia ci sia un
divario incredibile. Due testi, tra i molti editi, che tentano di costruire un
profilo storico di Gesù sono: “Gesù un
ebreo marginale” di Meier e “Gesù
ebreo di Galilea” di Giuseppe Barbaglio. L’indagine è aperta, la
discussione infinita. Sempre di più si vanno stabilendo delle convergenze e si
acquisisce l’essenziale della vita di Gesù. Un ruolo importantissimo e
sorprendente lo ricopre l’archeologia a cui dobbiamo, tra le altre scoperte,
quella che, con grandissima probabilità, era la casa di Pietro a Cafarnao. Noi
conosciamo il mondo giudaico dei tempi di Gesù mille volte di più di quanto
non lo conoscessimo un secolo fa. Conosciamo le scoperte di Nag Hammadi, le
scoperte di Qumran, che ci hanno dato una visione del mondo giudaico e cristiano
antico che uno studioso come Reimarus non poteva nemmeno immaginare. La scienza
è la più grande amica della fede. Rispetto alla persona storica di Gesù,
bisogna togliersi il cappello di fronte alle scienze umane che stanno facendo
alla cristologia un servizio straordinario. Bisogna riconoscere che studiosi
credenti, non credenti, agnostici ricercano nell’archeologia, nei documenti,
nei papiri con delle capacità veramente rare.
I teologi
cristiani hanno iniziato a porsi la domanda centrale: ma noi che abbiamo sempre
ricevuto il Gesù dei dogmi, abbiamo la possibilità di verificare se questi
dogmi corrispondono al Gesù della storia?
Ecco cosa
possiamo sapere del Gesù della storia. Prendiamo innanzitutto le fonti, le
testimonianze storiche. Io distinguerei 3 tipi di fonti: fonti dal mondo romano,
fonti dal mondo giudaico, fonti cristiane. Gesù non ha scritto nulla; molto
diverso è parlare di Paolo, che ha scritto una quantità di cose, ovunque
andava scriveva. Gesù non ha scritto nulla, se non quello che racconta il
vangelo quando ha scarabocchiato per terra.
Fonti dal mondo
romano: la provincia di Siria di cui faceva parte
Ben presto, come accade in simili casi, estendendosi il
crimine con il proseguire dell’inchiesta, si presentarono parecchi casi
differenti. Fu presentata una denuncia anonima contenente i nomi di molte
persone. Coloro che negavano di essere cristiani o di esserlo stati, se
invocavano gli dèi secondo la formula che io avevo imposta e se facevano
sacrifici con incenso e vino dinanzi alla tua immagine, che avevo fatto recare a
tale scopo, e inoltre maledicevano Cristo (male dicerent Christo), tutte cose
che, mi dicono, è impossibile ottenere da coloro che sono veramente cristiani,
io ho ritenuto che dovessero essere rilasciati. Altri, il cui nome era stato
fatto da un denunciatore, dissero di essere cristiani e poi lo negarono; lo
erano stati, ma poi avevano cessato di esserlo, alcuni da tre, altri da più
anni, alcuni perfino da vent’anni. Anche tutti costoro hanno adorato la tua
immagine e la statua degli dèi e maledissero Cristo. D’altra parte, essi
affermavano che tutta la loro colpa e il loro errore erano consistiti
nell’abitudine di riunirsi in un giorno stabilito, prima dell’alba, e di
cantare alternativamente un inno a Cristo come a un dio (quod essent soliti
stato die ante lucem
convenire carmenque Christo quasi deo dicere secum invicem) e di
obbligarsi con giuramento (sacramento) non a perpetrare qualche delitto, ma a
non commettere furti o brigantaggi o adulteri, a non mancare alla parola data, nè
a negare, se invitati, di effettuare un deposito. Compiuti questi riti, avevano
l’abitudine di separarsi e di riunirsi ancora per prendere il cibo, ma comune
e innocente. Perfino da questa pratica avevano desistito, dopo il mio decreto,
con il quale avevo vietato le associazioni, secondo i tuoi ordini. Ho ritenuto
tanto più necessario di strappare la verità, anche mediante la tortura, a due
schiave che venivano dette ministrae.(qui
abbiamo l’importantissima testimonianza, e il testo latino non lascia dubbi,
che nella comunità c’erano due ministre donne) Ma non venni a scoprire
altro che una superstizione irragionevole e smisurata. Perciò, sospendendo
l’inchiesta, ricorro a te per consiglio. L’affare mi è parso degno di tale
consultazione, soprattutto per il gran numero di denunciati: sono molti,
infatti, di ogni età, di ogni ceto, di ambedue i sessi, coloro che sono o
saranno posti in pericolo. Non è soltanto nelle città, ma anche nelle borgate
e nelle campagne, che si è propagato il contagio di questa superstizione. Mi
sembra pertanto che si possa contenerla e farla cessare. Mi consta senza dubbio
che i templi, ormai quasi disertati, cominciano a essere di nuovo frequentati, e
le cerimonie rituali, da tempo interrotte, vengono riprese, e ovunque si vende
la carne delle vittime, che fino a ora trovava scarsi acquirenti. Donde è
facile dedurre quale folla di uomini potrebbe essere guarita, se si accettasse
il loro pentimento». (Epist. 10,96) - E’
da notare che Plinio non è uno storico cristiano né, come abbiamo sentito, un
amico dei cristiani. Traiano risponde fissando i seguenti criteri di condotta
verso i cristiani: “Non devono essere perseguiti d'ufficio. Se sono stati denunciati e
hanno confessato, devono essere condannati, però in questo modo: chi negherà
di essere cristiano e ne avrà dato prova manifesta, cioè sacrificando ai
nostri dèi, anche se sia sospetto circa il passato, sia perdonato per il suo
pentimento. Quanto alle denunce anonime, esse non devono aver valore in nessuna
accusa, perchè detestabile esempio e non più del nostro tempo». (Plinio il
Giovane, Epist. 10,97). Sono tre testimonianze importanti. Poi ci sono altre
testimonianze contro i cristiani come quella di Marco Cornelio Frontone (100-160) autore di una “Orazione
contro i cristiani”, riportata in Octavius
da Minucio Felice, in cui mette alla berlina il fatto che «un uomo punito per
il suo delitto con la pena suprema e il legno di una croce (et crucis ligna)
costituiscono la lugubre sostanza della loro liturgia» Più caustico Luciano
di Samosata (120-190) che nell’opera “De
morte Peregrini” parla di “quei ribaldi senza legge”. Gesù è entrato
nella storiografia romana, come vedete, da nemico. L’impero, probabilmente
mettendo insieme ebrei e i cristiani, vede la loro religione come una
superstizione, superstizione che
attecchisce molto. Per combatterla: chi aderirà verrà suppliziato, chi
ritratterà verrà perdonato.
Le fonti dal
mondo giudaico. Per queste fonti abbiamo una fortuna: da poco più di 20 anni in
Italia vengono tradotte le opere di Giuseppe Flavio (37-100): di poco successivo a Gesù è stato un
grande intellettuale ebreo, è passato al servizio di Vespasiano, che lo ha
lautamente pagato. Sono ancora aperte le discussioni se si è venduto o no. Lui
ha scritto delle opere elogiando gli ebrei e traducendo per la lingua latina in
chiave filosofica un elogio immenso. E’ vissuto fino a tarda età facendo la
scrittore. Le sue opere fortunatamente ci sono arrivate. Ci sono tre testi molto
interessanti: Guerre giudaiche –
Antichità giudaiche – Contra
Appionem.
Su Giovanni il Battista importantissime le notizie che abbiamo da Giuseppe Flavio. I vangeli sono molto meno precisi di Giuseppe Flavio nella ricostruzione della figura storica del Battista. Nei vangeli il Battista viene indicato come precursore, addirittura diventerà san Giovanni Battista. Il Battista è stato un profeta che ha richiamato molta più gente di Gesù e il problema dei cristiani era come mai avesse avuto più successo di Gesù. Il Battista è stato il maestro di Gesù, e questo era difficile da ammettere, ed allora bisognava subordinarlo e per subordinarlo hanno creato l’immagine del precursore, con delle invenzioni incredibili: Luca lo fa parente di Gesù, notizia assente in Marco e Giovanni. Nelle fonti giudaiche abbiamo il racconto storico della morte del Battista. Ecco cosa scrive al cap. 18 Giuseppe Flavio” «Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista. Erode infatti aveva ucciso quest'uomo buono che esortava i Giudei a una vita virtuosa, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una purificazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta giusta» (Ant. 18,116-117) Giovanni dice che non basta il rito ma bisogna aver lavorato nel proprio cuore. «Quando altri si affollavano intorno a lui perchè con i suoi sermoni erano giunti ad essere fortemente agitati, Erode temette che una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi potesse portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. A motivo dei sospetti di Erode fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte» (Ant 18,118-119). Giuseppe Flavio ci dà un’altra testimonianza di una figura della primissima tradizione cristiana che conosciamo poco, ed è invece una figura molto nota, cioè il secondo figlio di Maria e Giuseppe, Giacomo, è un testo fondamentale in cui Giacomo viene definito fratello di Gesù. Giuseppe Flavio ne dice molto poco, ma il fatto che lo menzioni casualmente è un solido argomento a favore dell’autenticità del passo. Nessun copista ha cercato di trasformare questo passo in una qualsiasi specie di confessione religiosa. «Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un'occasione favorevole alla morte di Pesto mentre Albino era ancora in viaggio; così convocò i giudei del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era chiamato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la legge, e li consegnò perchè fossero lapidati. Ma in città coloro che erano considerati più responsabili e rigorosi riguardo alla legge ne furono afflitti e addolorati, perciò mandarono segretamente dei messaggeri al re, pregandolo di comandare ad Anano di smettere di fare cose del genere perché fin da principio non aveva agito correttamente, alcuni di loro andarono pure incontro ad Albino che veniva da Alessandria e lo informarono che non era compito di Anano convocare il consiglio senza il suo consenso» (Ant. 20,200). E’ descritto esattamente come il capo della chiesa di Gesusalemme, giudeo-cristiana. Le notizie dei vangeli e le notizie di Giuseppe Flavio concordano, viene ucciso nel 62, sono i tempi di Albino. Su Gesù ecco la testimonianza di Giuseppe Flavio: “ Intorno a quel tempo appare Gesù, uomo saggio, seppure sia giusto chiamarlo un uomo…attenti! Questa è un’interpolazione, un’aggiunta cristiana, è il cosiddetto Testimonium Flaviano, i cristiani nel III e IV secolo scoprirono il cosiddetto Testimonium Flaviano e fecero di Gesù un Dio. Per fortuna la ricerca scientifica ha ricostruito il testo integrale:
55 Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte fra noi?