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QUELLO CHE MANCA DELL'AMORE DI DIO NELLA PRIMA ENCICLICA DI BENEDETTO XVI

ADISTA n. 52 del 8.7.2006

DOC-1753. COLOMBO-ADISTA. Perché la Chiesa cattolica, con i suoi numerosi santi, ha insegnato nei suoi 2000 anni di storia l'esclusione di gran parte dell'umanità dalla storia della salvezza? Perché l'amore altruista, eterocentrato, viene identificato solo con l'amore cristiano? Perché non si fa parola delle cause della prassi arrogante e intollerante del cristianesimo nella storia, che ha portato alle persecuzioni e alla violenza? Perché vengono ignorate le tragedie delle Crociate, della schiavitù, dell'Inquisizione, della colonizzazione? Perché vengono citati soltanto santi che non hanno mai messo in discussione l'ordine ingiusto del mondo, mentre non si fa parola di un mons. Romero o di un dom Helder Câmara? Perché si parla di giusto ordine della società, ma non si ha il coraggio di dire che la Chiesa spesso ha legittimato ed appoggiato poteri ingiusti?
Tissa Balasuriya, teologo dello Sri Lanka scomunicato - e poi riabilitato nel 1998 - per le sue posizioni sul pluralismo religioso dall'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, esamina in un lungo ed articolato saggio le gravi omissioni della prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est. Omissioni che rivelano una visione della Chiesa e del cristianesimo assolutamente parziale ed incompleta, ma soprattutto l'assenza del nucleo più profondo del messaggio di amore evangelico, la ricerca della giustizia e della pace.
Dov'è la giustizia, si chiede Balasuriya, nell'enciclica del papa? Quella giustizia che il Sinodo dei vescovi del 1971 declinò come elemento costituente della missione della Chiesa nel documento di Ratzinger non ha il rilievo che le è dovuto. E mentre la giustizia sociale chiede un'analisi strutturale dell'ordine mondiale, non vi è alcuna valutazione critica di esso da parte di Benedetto XVI. Per non parlare, poi, dell'amore così come inteso nelle Beatitudini del Discorso della Montagna: un amore che trasforma le persone e che porta al dono definitivo di sé. Di tutto questo non vi è traccia nell'enciclica, dove il dono di sé da parte di Gesù viene letto, secondo la distorta interpretazione tradizionale, come "prezzo" da pagare ad un Dio offeso per le colpe dell'umanità. E, analogamente, di Maria, presentata come modello di servizio, umile e gentile, non viene minimamente messo in luce l'importante e radicale messaggio sociale, testimoniato nel Magnificat, portatore di grandi conseguenze rivoluzionarie. Assente, nell'enciclica, anche il messaggio dei grandi profeti veterotestamentari.
In breve, secondo il teologo asiatico, nell'enciclica Ratzinger trascura gli sviluppi radicali del vangelo di Gesù, non cogliendo gli aspetti di profonda giustizia sociale che la caritas richiede. Da qui, l'esigenza che il papa affronti questa aporia e colmi la lacuna in una prossima enciclica, centrata sul nucleo dell'insegnamento cristiano, il suo anelito alla giustizia e alla pace. Solo in questo modo, conclude Balasuriya, Ratzinger riuscirà veramente ad offrire al mondo la leadership spirituale di cui esso ha bisogno. Di seguito pubblichiamo, in una nostra traduzione dall'inglese, ampi stralci del commento di Balasuriya. (ludovica eugenio)

COMPENDIO ALLA "DEUS CARITAS EST"


 di Tissa Balasuriya

Introduzione
La tanto attesa prima enciclica di papa Benedetto XVI è stata accolta come espressione della sua personalità, più affabile di quanto lo fosse quando era cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L'enciclica ha due parti:
I) "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza (nn. 2-18);
II) "Caritas, la pratica dell'amore della Chiesa come ‘comunità d'amore'" (nn. 19-42).
(…). In certa misura, l'enciclica è stata ben accolta, soprattutto considerando che, qui, il papa non pontifica sui temi controversi di morale sessuale sui quali i cristiani sono divisi e mostra una personale comprensione del valore e del significato dell'amore nelle sue dimensioni, distinte ma interconnesse, di eros, filía e agape. (…).
Lo scritto del papa mostra pienamente quanto egli sia influenzato dalla cultura occidentale nella quale è cresciuto. Le differenti correnti della teologia cristiana oggi potrebbero commentarla a partire dalle loro diverse prospettive. Le teologhe femministe vi potrebbero trovare molti difetti, a cominciare dal linguaggio sessista per finire con i molti temi discutibili riguardanti i diritti riproduttivi individuali. Teologi della liberazione come quelli latinoamericani noterebbero l'assenza di qualsiasi considerazione a proposito del loro contributo unico allo sviluppo della teologia cristiana nel corso degli ultimi decenni con un accento sulle dimensioni sociali e strutturali dell'amore. Le teologie contestuali della liberazione asiatiche e africane avrebbero molto da dire sulla loro esperienza di "amore cristiano" durante e dopo il periodo del colonialismo occidentale. I ricercatori del dialogo interreligioso potrebbero presentare la prospettiva della interpretazione cristiana tradizionale del "Dio è amore" che ha esercitato tanta influenza nei secoli. Coloro che si interessano di giustizia interrazziale, etica globale e natura potrebbero fare commenti sul modo in cui loro vedono la teologia e la spiritualità cristiana.

Amore ed etica sessuale
Viene detto che l'amore come eros e agape è parte del piano di Dio per le relazioni umane. Nei tempi moderni la Chiesa ha dovuto affrontare molte questioni relative alla vita familiare e alla morale sessuale interpersonale. Uno dei temi più discussi è stato quello della regolazione delle nascite. A questo riguardo, il momento più teso è stata la decisione di papa Paolo VI, nel luglio 1968, di condannare l'uso dei metodi contraccettivi. (…).
Tale decisione è stata molto discussa all'epoca persino tra i membri della gerarchia cattolica. I fedeli consapevoli erano divisi nella loro fedeltà alla Chiesa. In tutto il mondo, molte famiglie cattoliche ignorarono le istruzioni papali. (…). L'insieme di insegnamenti e pratiche della Chiesa su tematiche sessuali, tra cui il rifiuto dell'Eucaristia ai divorziati risposati, ha fatto sì che sempre più cattolici trovassero la posizione della Chiesa seccante e inaccettabile. (…). L'attuale papa ha mostrato, nella sua prima enciclica, una maggiore sensibilità nei confronti di questioni legate alla sessualità umana, mettendo in relazione l'amore autocentrato proprio dell'eros con l'amore eterocentrato dell'agape, con Dio come fonte ultima di entrambi. Poiché la vasta maggioranza dell'umanità, compresi i cattolici e gran parte della gerarchia cattolica, non condivide più la dottrina riguardo al controllo delle nascite, ci si può attendere che il papa riesamini l'insegnamento della Chiesa cattolica riguardo all'uso dei contraccettivi. La situazione è tnato più importante dal momento che un semplice fedele, esposto al rischio di contagio da Hiv/Aids, può trovarsi in un grave dilemma morale a questo riguardo. (…).
Avendo aperto una sorta di finestra di comprensione al mondo della sessualità umana, il papa può sentirsi incoraggiato a cercare di sanare questa ferita che è ampiamente responsabile del massiccio allontanamento di molte persone di buona volontà dalla Chiesa cattolica. Sarebbe importante che la leadership della Chiesa riflettesse sul modo in cui, sui temi morali, la Chiesa è stata spesso obbligata ad imparare dall'esperienza dell'umanità comune come nel caso della schiavitù, dell'evoluzionismo, della democrazia, dei diritti della classe operaia, dei diritti delle donne e delle relazioni interreligiose. La Chiesa può esigere dai cattolici un'adesio-ne di fede riguardo a questioni che sono chiaramente di rivelazione divina. Ma i temi discussi sulla base della ragione e del diritto naturale difficilmente possono chiedere un'ac-cettazione obbligata da parte dei fedeli. (…).

"Dio è amore" in un mondo religioso pluralista
La Chiesa viene presentata come manifestazione dell'a-more di Dio tramite Gesù Cristo. Viene sviluppato il tema del legame dell'amore umano, nelle sue diverse dimensioni, con l'amore di Dio. Ciò che nell'amore umano è indebitamente egoistico dev'essere purificato per poter diventare l'amore eterocentrato insegnato e manifestato da Gesù.
Sorge la domanda sul perché la Chiesa cattolica, con i suoi numerosi santi della carità menzionati nell'enciclica, ab-bia insegnato, nel corso di gran parte dei suoi 2000 anni di storia, l'esclusione della maggioranza dell'umanità dalla salvezza eterna a causa del peccato originale, fino alla venuta di Gesù Cristo come Salvatore unico ed universale di tutto il genere umano. In questo aspetto vi è una combinazione dell'antropologia della caduta di tutta l'umanità nel peccato originale a cominciare dai primi genitori Adamo ed Eva, con la tradizionale soteriologia secondo cui la salvezza avviene solo grazie a Gesù Cristo e all'appartenenza alla Chiesa cristiana. (…).
Tali interpretazioni possono essere accettate in un ambiente e in una cultura occidentale cristiana, ma non riescono a comunicare l'idea che "Dio è amore" a molti altri popoli, tra cui quelli arabi. (…). Negli ultimi quarant'anni, dopo il Vaticano II (1962-1965), l'insegnamento cattolico è stato sviluppato per includere la possibilità di salvezza di tutti gli esseri umani anche al di fuori della Chiesa. Eppure alcuni documenti ecclesiali ancora rivendicano alla Chiesa la strada privilegiata per la salvezza, come la dichiarazione "Dominus Jesus" del 2000. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese sta ora discutendo e studiando la maniera di riconciliare evangelizzazione e missione con il dialogo e le relazioni interreligiose. Le Chiese cristiane stanno discutendo il modo in cui, dopo secoli di distanza, poter celebrare insieme l'Eucaristia.

L'amore di Dio e la giustizia nella storia della salvezza
(...). Come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica pubblicato dal Vaticano nel 1992 e voluto da Giovanni Paolo II, al numero 389, il mistero di Cristo e la rivelazione del peccato originale sono interconnessi. Non si può toccare l'uno senza toccare anche l'altro. Ciò sembra implicare che l'incarnazione del Figlio sia dipesa dal peccato originale dei primi genitori. (…).
La situazione diventa più discutibile, o inaccettabile, quando questo amore di Dio viene interpretato come un beneficio per i soli cristiani, cioè coloro che appartengono alla Chiesa cristiana (cattolica). Per alcune religioni mondiali come il buddismo, sarebbe difficile comprendere come un Dio d'amore potrebbe condannare alcuni esseri umani all'inferno (fuoco) eterno. È comprensibile che tale combinazione di antropologia mitica, soteriologia esclusiva ed ecclesiologia dominante non attiri né venga accettata, persino ora, dal 95% degli asiatici, cioè da metà circa della razza umana. (…).
Al numero 7, Benedetto XVI fa intendere che solo l'amore cristiano è agape. La caratterizzazione dell'amore nelle culture non cristiane come "ascendente, possessivo e bramoso" sembra in qualche modo inopportuno, se non arrogante, da parte dei cristiani, per non dire del papa. Non sarebbe forse giusto dire che entrambi i tipi di amore sono presenti in tutte le culture e necessitano di purificazione? Se si guardasse al modo in cui le religioni e le culture si sono comportate negli ultimi 2000 anni, sarebbe difficile affermare che la cultura cristiana o occidentale è stata più generosa ed eterocentrata rispetto alle culture non cristiane.
Spiegando la sua visione della fonte dell'amore altruista dell'agape, il papa fa riferimento a Cristo come fonte di tale amore. Questa posizione può rappresentare un ostacolo al dialogo interreligioso che dev'essere rispettoso degli altri in modo critico, umile e desideroso di imparare da essi..
(…). L'interpretazione del messaggio evangelico da parte della Chiesa nel corso di gran parte della sua storia non è stata quella di una rivelazione salvifica e liberante di carattere universale ma, al contrario, quella di un insegnamento autoreferenziale per il quale l'appartenenza alla Chiesa è essenziale alla salvezza. Ciò è totalmente diverso dalla proclamazione di Gesù nella sinagoga a Nazareth: "Mi ha mandato a proclamare la libertà ai prigionieri… a liberare gli oppressi…" (Lc 4,18).
Il papa cita Luca ricordando le parabole dell'uomo ricco e del povero Lazzaro e del figliol prodigo e Mt 25, 25-46, che può essere interpretato in termini di carità intesa come servizio sociale, ma non ricorda questa proclamazione della missione liberatrice di Gesù.
Perché non vi è stata una seria discussione dei presupposti in base ai quali è stata strutturata e difesa, nei secoli, una prassi cristiana intollerante? La predicazione liturgica sulla morte di Gesù e la festa di Pasqua non continua forse a ricordare il presunto peccato originale dell'umanità e la conseguente salvezza di tutti grazie alla morte sacrificale di Cristo?
Come tale interpretazione teologica della Trinità ha portato ad un cristianesimo esclusivista e incline all'intolleranza verso le altre fedi? L'interpretazione esclusivista della salvezza ha portato all'intolleranza dei cristiani ed anche alla persecuzione di altri, quando i cristiani sono stati al potere. La missione era destinata alla conversione di altri alla Chiesa. La teologia dell'epoca, implicitamente ma anche in forma esplicita, giustificava l'uso della violenza per conquistare i popoli e per portarli alla fede, cioè il proselitismo. Molti di questi aspetti ora possono essere superati o cambiati, ma i presupposti di base del peccato originale non sono stati sconfessati. Vengono ripetuti nella liturgia di Pasqua.
Poiché le lingue e le culture umane sono diverse e la mente umana è limitata nel comprendere o interpretare il mistero divino, è chiaro che si sviluppa una molteplicità di interpretazioni o strade verso il Divino. Il cristianesimo, insegnando il monoteismo, ha preteso di conoscere la natura del Divino e delle azioni di Dio nella storia. Il Dio dell'amore viene interpretato come di parte nel favorire il popolo di Israele. I popoli europei hanno approfittato di questa interpretazione della missione cristiana per andare a conquistare il resto del mondo e costruire l'attuale ingiusto ordine mondiale.

Dio è amore e Dio è giusto nella storia della Chiesa
La seconda parte dell'enciclica tratta della carità come responsabilità della Chiesa e manifestazione dell'amore trinitario. (…). Il papa cita la dottrina sociale della Chiesa come esempio di carità nel passato e come richiesta di giustizia sociale nel presente. (…). La seconda parte tratta anche della teoria speculativa della prassi, piuttosto che della vera prassi storica della teoria. Il Dio della teologia può essere il Dio dell'amore generoso che perdona, ma non il Dio della storia cristiana generalmente presentato come colui che è a fianco dei cristiani, spesso arroganti e violenti dominatori del prossimo. Molti commenti critici possono essere espressi su questa parte dell'enciclica. Le riflessioni del papa sono sviluppate nel contesto della moderna storia europea.

La Chiesa delle origini
Il papa inizia questa parte con una riflessione sugli Atti degli Apostoli, con il ben noto racconto sulla carità nella Chiesa delle origini:
"La carità come compito della Chiesa… La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi: ‘Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno' (At 2, 44-45). Luca ci racconta questo in connessione con una sorta di definizione della Chiesa, tra i cui elementi costitutivi egli annovera l'adesione all'‘insegnamento degli Apostoli', alla ‘comunione' (koinonia), alla ‘frazione del pane' e alla ‘preghiera…'".
Il papa commenta che, anche quando la Chiesa crebbe, il suo "nucleo essenziale è però rimasto: all'interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa" (n. 20).
È una storia bellissima, ma la storia della Chiesa è ben lontana dal testimoniare la comunione, la condivisione della preghiera e l'influenza della preghiera. La continuazione del racconto degli Atti è significativa. Racconta di come Barnaba "vendette il campo che possedeva, prese il denaro e lo diede agli apostoli".

Anania e Saffira
Gli Atti proseguono con il racconto di Anania e Saffira che vendettero alcune loro proprietà e tennero per sé parte del denaro ottenuto, ingannando così gli apostoli e lo Spirito. (At 5,1-10) (…). Questo dimostra che anche nella Chiesa delle origini vi erano persone e famiglie che mentivano alla comunità e non condividevano come avevano dichiarato di fare. (…). Non vi sono oggi molti Anania e Saffira, anche a livello transnazionale, che portano via le ricchezze ai poveri e alle fasce disagiate? Oggi il funzionamento del sistema degli investimenti internazionali e di commercio con le pressioni neoliberiste capitaliste del Fmi, della Banca mondiale e del Wto, dominati dagli Usa e dall'Europa (cristiani) non è peggiore del comportamento di Anania e Saffira, anche se se professa di essere onesti come il buon Barnaba? (…).
Tutta la storia della tragedia delle Crociate, della schiavitù, della tortura delle streghe, dell'Inquisizione, della colonizzazione, fin dalla prima epoca moderna, sembra essere trascurata o ignorata. Sembra che la carità cristiana fosse sufficiente per quei periodi, specialmente quando il papa fa riferimento a "gli Ordini monastici e mendicanti e poi i vari Istituti religiosi maschili e femminili, lungo tutta la storia della Chiesa. Figure di santi come Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de' Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta - per fare solo alcuni nomi - rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore" (n. 40).
Questi santi, quasi tutti maschi celibi, sono grandi personalità con i loro diversi carismi. Si può tuttavia discutere quanto la loro carità sociale avesse a che fare con questioni di giustizia sociale globale, o anche con questioni legate alle relazioni interpersonali. Ho avuto la fortuna di incontrare Madre Teresa tre volte, tra cui una nel suo convento a Calcutta. Una volta, ad un incontro di studenti cattolici in India, le fu chiesto perché non si adoperava per un'equa distribuzione del cibo in eccedenza immagazzinato in India. Lei rispose che non era la sua missione, che la lasciava ad altri. (...).
L'amore richiede che tutti siano curati e che a nessuno manchino le risorse essenziali per una vita dignitosa. Per comprendere ciò in una situazione di grave disuguaglianza a livello locale e globale, è necessaria una lotta strategica coordinata, contro la disuguaglianza, spesso causata da un saccheggio a lungo termine e dall'ingiustizia. (…).

Chiesa e Stato
"Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri, come disse una volta Agostino: 'Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?'" (n. 28 a).
Ci si può chiedere: i cristiani non sono convissuti e non hanno forse legittimato i regimi terribilmente ingiusti susseguitisi lungo i secoli di governo coloniale da parte delle potenze europee? Dal punto di vista dei popoli colonizzati, non sarebbero forse una banda di saccheggiatori?
"Alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21), cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l'autonomia delle realtà temporali… Le due sfere sono distinte, ma sempre in relazione reciproca" (n. 28 a).
Questa risposta di Gesù ai sacerdoti che volevano incastrarlo sul pagamento delle tasse ai governanti romani non significava la separazione tra Chiesa e Stato. La sua risposta ai furbi interroganti sembra essere: dal momento che accettate il governo romano, dovete pagargli le tasse. Ciò non significa dire che lo Stato non è sotto Dio o non è sensibile all'azione intrapresa dall'azione civile o dai gruppi religiosi. Non esiste un insegnamento di Gesù riguardo alla Chiesa in questo contesto o altrove. Nel pensiero cristiano tanto la Chiesa quanto lo Stato sono sotto Dio.

Perché Gesù è stato ucciso?
Sarebbe utile chiedersi quali siano state le vere cause della morte di Gesù. Ha scelto lui di morire? È morto obbedendo al Padre, come un agnello sacrificale? O è stato ucciso dai sommi sacerdoti insieme ai Farisei e ai rappresentanti del governo imperiale romano? (…).
Gesù è stato ucciso perché era stato accusato di costituire una minaccia per l'impero romano. (…). Il suo ministero era ben di più di una mera attività sociale. La sua testimonianza dell'amore di Dio comprendeva insegnamenti e azioni che hanno portato alla sua crocifissione. Gesù è morto non a causa della giustizia di Dio ma per l'ingiustizia del sistema dominante e dei governanti e dei sommi sacerdoti dell'epoca. (…).

Stato pontificio
L'enciclica afferma che la Chiesa, in particolare il clero, non è coinvolta negli affari dello Stato, specialmente nelle strategie ideologiche. L'enciclica sembra dimenticare che per più di un migliaio di anni, fino a metà del XIX secolo (1870), i papi sono stati i governanti politici dello Stato pontificio, che con il suo esercito si era esteso in gran parte dell'Italia e che si era persino impegnato in guerre per il potere politico. (…).
Una caratteristica dell'insegnamento e della vita della Chiesa è stata che, mentre la Chiesa predicava che Dio è amore ed esercitava una missione e un ministero di servizio sociale e amore caritatevole per il prossimo, non solo tollerava le strutture ingiuste della società ma ne beneficiava persino, e le promuoveva, come nel caso della diffusione del colonialismo.

Giustizia nel mondo
L'enciclica non dà al ministero della giustizia il ruolo essenziale che dovrebbe avere nella missione della Chiesa. Il Sinodo dei Vescovi del 1971 presenta la giustizia come elemento essenziale costituente della missione della Chiesa.
(…). Ciò che è più discutibile nella storia della Chiesa è se i cristiani e la Chiesa abbiano di fatto espresso un amore oblativo eterocentrato. La storia non dimostra forse il contrario? Mentre cristiani e missionari hanno testimoniato santamente un servizio di carità, la Chiesa è stata strutturalmente alleata a governanti dominatori e sfruttatori, invasori, governanti coloniali e ricchi influenti. Papa Giovanni Paolo II ha chiesto scusa più di 99 volte per questi abusi.
Benedetto XVI si rifà ai documenti della dottrina sociale della Chiesa, dalla "Rerum Novarum" del 1891 di Leone XIII alla "Centesimus Annus" del 1991. Una delle loro carenze è la mancanza di un'analisi strutturale in termini di giustizia sociale globale. Sono stati tutti scritti a partire da una visione del mondo eurocentrica. Non vi è stata una valutazione morale critica del colonialismo europeo da parte dell'autorità centrale della Chiesa per 450 anni dal 1492. Né vi è stata una richiesta di risarcimento presentata agli sfruttatori, che erano per lo più cristiani.
Gli autori delle encicliche sono stati influenzati dall'ideo-logia dominante e dalla cultura del loro tempo. Lo stesso si può dire di Giovanni Paolo II negli ultimi tempi, che ha scritto con tono denigratorio sul Buddismo, e dell'attuale papa nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf) "Dominus Jesus". Ad entrambi manca un contatto vitale e costante con le altre religioni. Hanno vissuto quasi tutta la loro vita nel mondo dominato dal razzismo bianco, sia sotto il capitalismo che sotto il comunismo. (…).

Mancanza d'amore strutturale
L'enciclica non fa riferimento alla mancanza d'amore strutturale prevalente nel sistema mondiale specialmente dal 1492. L'accento sulla carità ed il lavoro sociale non conduce il papa ad analizzare le strutture che regolano l'ordine sociale. Si tratta di strutture, come la distribuzione delle ricchezze e dei profitti, che negano a tante persone il pane quotidiano in un mondo di abbondanza e di sprechi. Quindi non affronta le cause radicali della povertà e dell'ingiustizia. L'opposizione all'ingiustizia strutturata nella società dei suoi giorni portò Gesù allo scontro con le élite di potere politico e sociale dell'epoca e infine alla sua morte.
(…). È legittimo chiedersi: Benedetto XVI può affermare che la Chiesa cattolica rende testimonianza al Dio dell'amore genuino e autentico, quando storicamente non ha favorito una azione sociale riformatrice e trasformatrice per la giustizia, se non indirettamente tramite l'istruzione e le attività di servizio sociale? Gli appelli nell'enciclica a favore dell'azione sociale della Chiesa sono difficilmente credibili nel nostro contesto asiatico dove attualmente vi è una valutazione accademica e sociale molto critica della posizione della Chiesa nel corso degli ultimi cinque secoli.
(…). L'enciclica distingue le funzioni nella Chiesa ed in certo qual modo separa la gerarchia dal laicato. Il servizio di carità da parte della Chiesa dev'essere organizzato come un'attività essenziale della Chiesa, mentre l'azione per la giu-stizia è considerata parte del campo politico che è di responsabilità del laicato. Alla Chiesa (il clero) è data la responsabilità di ispirare un approccio razionale ai temi della giustizia, ma, a quanto sembra, non di partecipare alla sua realizzazione pratica. È comprensibile che il clero della Chiesa non debba essere coinvolto nella gestione dello Stato. Ma la Chiesa non deve essere identificata con il clero. Anche i laici sono Chiesa, e lo saranno sempre di più in una Chiesa in cui il clero è in declino quanto al numero e all'età dei sacerdoti. Ciononostante il clero esercita ancora un'in-fluenza notevole nel controllo della vita ecclesiale. (…).
Diverse volte il papa fa riferimento alla necessità da parte della Chiesa di non essere legata ad ideologie politiche (n. 31 b). Tuttavia, che ci piaccia o no, vi è una certa ideologia dominante nelle relazioni sociali e nelle situazioni. Così, al tempo della schiavitù, l'ordine sociale era dato per scontato e appoggiato di fatto, visto che non veniva contestato. (…).

Il marxismo
Il papa cita diverse volte il marxismo e illustra il suo pensiero sociale in base a cui il servizio sociale può evitare la rivoluzione. (…). È significativo che mentre il papa critica la teoria e il sistema marxista come "una filosofia disumana" in cui "l'uomo che vive nel presente viene sacrificato al moloch del futuro", l'enciclica non critica né direttamente né indirettamente il sistema capitalista dominante e in particolare il neoliberismo imperante.
Non è che il papa stesso prenda implicitamente una posizione ideologica a favore del sistema capitalista e del colonialismo che ha dominato e domina il mondo da secoli. (…). Chiedendo alla Chiesa (al clero) di astenersi dalle lotte ideologiche, il papa virtualmente favorisce lo status quo, visto che la mera azione sociale di carità non potrebbe cambiare l'ingiusto sistema globale. La leadership gerarchica dovrebbe invece essere incoraggiata a partecipare ai movimenti dei popoli per la giustizia. (…).
Il pensiero della seconda parte dell'enciclica ricalca le limitazioni alla Teologia della Liberazione emanate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede quando il cardinale Ratzinger ne era prefetto. È da notare che il papa non parla dei movimenti di massa per la liberazione umana e dei cambiamenti strutturali a favore della giustizia in cui le Chiese del mondo hanno partecipato negli ultimi decenni. Né egli menziona i grandi campioni della giustizia sociale come Oscar Romero ed Helder Câmara, che tutto il mondo onora oggi come attivi amici dei poveri e coraggiosi leader cristiani dei loro popoli. (…).

Altre dimensioni di "Dio è amore"
(…). Continuando l'analisi dell'amore e di Dio come amore, proposto in questa enciclica, possiamo fare riferimento all'amore nel vangelo di Gesù in diversi sensi:
i) amore come carità nel servizio sociale. Esso va oltre l'amore come desiderio definito eros, ed è eterocentrato come filìa, amore dell'amicizia, e agape, amore della comunione;
ii) giustizia che è richiesta dall'amore. La giustizia richiede che sia dato a ciascuno ciò che gli è dovuto, in una dimensione di giustizia distributiva e sociale. L'enciclica vi fa riferimento di passaggio e non si dilunga sulla lotta locale e globale per la giustizia;
iii) amore come è inteso nelle Beatitudini, come nel Discorso della montagna. Questo è un livello più profondo di dono di sé che va oltre il servizio di carità e le norme della giustizia. È una spiritualità distintiva dell'insegnamento di Gesù e di alcuni dei livelli più profondi delle altre religioni mondiali. È una cultura spirituale ed uno stile di vita che ha un raro potere di trasformare le persone e le comunità. È lo sviluppo di una forza dell'anima che non costituisce un pericolo per gli altri ma cerca di superare il male e la rabbia con l'amore. Esso porta il peso delle relazioni interpersonali soffrendo in sé piuttosto che arrecando danno agli altri.
Gesù sulla croce testimonia questo messaggio di amore fino al dono definitivo di sé, dando testimonianza delle proprie convinzioni e del proprio messaggio. Purtroppo il significato di questo messaggio è stato perduto o distorto dall'interpretazione secondo cui Gesù avrebbe patito la morte per pagare i peccati dell'umanità e così ammansire un Dio offeso, il Padre.

Il Discorso della montagna
Un'omissione significativa nell'enciclica in relazione agli insegnamenti e alla vita di Gesù è il Discorso della montagna (Mt 5,1-12 e Lc 6,20-41).
Le Beatitudini presentano una dimensione di Gesù Cristo che va oltre la carità del servizio sociale e oltre la mera legalità o la correttezza dell'amore per i propri amici, e oltre i confini dei semplici obblighi della giustizia. (…).
"Beati i miti, perché erediteranno la terra" (Mt 5,5). I cristiani come comunità sono stati miti? Qual è stata la relazione della Chiesa con le altre fedi, con i popoli di altre religioni e di culture non occidentali? È stata una relazione di mitezza e di rispetto per loro? (…).
D'altra parte, la storia della Chiesa non è stata forse la storia di un'istituzione che ha preteso di possedere la verità unica riguardo a Dio e il monopolio della strada e dei mezzi per la salvezza? Le altre fedi e religioni sono state considerate sbagliate, e pertanto senza diritti. Potevano non solo essere contestate ma anche sconfitte e se possibile distrutte come opera del demonio. L'interpretazione della rivelazione cristiana unita al potere politico e militare ha dato ai popoli europei l'idea di essere superiori, amati e privilegiati in modo particolare da Dio.
L'atteggiamento dei preti cattolici rispetto alle donne, poi, è di superiorità nei loro confronti, come se essi fossero più ad immagine dell'uomo Dio-Gesù Cristo. Le donne non sono ancora considerate degne dell'ordinazione sacerdotale e dell'esercizio dell'insegnamento ad alto livello né di funzioni amministrative nella Chiesa. L'esclusione delle donne da alcuni luoghi come le università e gli studi teologici fino al Vaticano II (1962-65) ha garantito che il punto di vista femminile avesse ben poche possibilità di influenzare la vita e la dottrina della Chiesa. È una lunga storia di dominazione maschile che continua ancora oggi.
(…). Quanto al sistema mondiale, esso è molto lontano dal Regno di Dio presentato da Gesù. Le norme del sistema mondiale dominante sono completamente diverse dai suoi ideali. Il debito estero dei Paesi poveri è un peso insopportabile che impoverisce ulteriormente i Paesi già indebitati, a lungo sfruttati dai precedenti governi coloniali. Il Fmi e la Banca Mondiale impongono politiche di aggiustamento strutturale che obbligano i Paesi poveri ad aprire le loro economie alle importazioni estere, che distruggono la produzione locale, e a privatizzare le loro imprese pubbliche, e servizi pubblici come la sanità, l'educazione, le comunicazioni e i trasporti.

Il Magnificat di Maria
L'enciclica termina con una riflessione ed una preghiera dedicate a Maria, la madre di Gesù. Viene presentata come modello di servizio sociale. Nell'enciclica vengono sottolineati la sua umiltà e i suoi gentili servizi a Canaan, ma le virtù di Maria non vengono messe in relazione con la vita attiva pubblica di Gesù. (…).
Il papa commenta il Magnificat, l'inno attribuito a Maria quando andò a far visita a Elisabetta sua cugina. Il papa elogia i suoi umili sentimenti e la gloria di Dio ma non menziona il suo importante e radicale messaggio sociale.
Non commenta le conseguenze rivoluzionarie che potrebbero derivare da una seria meditazione delle proclamazioni socialmente esigenti del Magnificat.
"Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni; ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi" (Lc 1,51-53).
Questi insegnamenti radicali sono in linea con i messaggi più rivoluzionari dei profeti dell'Antico Testamento, an-ch'essi trascurati in questa enciclica.

Esame di coscienza
(…). I lunghi secoli di intolleranza cristiana richiedono un esame di coscienza da parte dei cristiani, per vedere dove e in che modo la Chiesa ha sbagliato. Nel passato, prima del Vaticano II, la Chiesa cattolica non era abituata ad accettare il fatto che poteva aver sbagliato nel condannare e perseguitare altri. Vi è stato un cambiamento significativo nell'atteg-giamento di papa Giovanni XXIII che ha convocato il Concilio per aggiornare la Chiesa e di Paolo VI che ha continuato, in modo per certi versi incerto, il processo conciliare.

Le richieste di perdono di Giovanni Paolo II
(…). Al termine del millennio, egli ha chiamato con insistenza la Chiesa ad un esame di coscienza riguardo al millennio precedente, per dare inizio ad una nuova fase della storia del cristianesimo con la grazia del 2000. L'ha chiamata "purificazione della memoria" contro la tendenza a dimenticare gli errori passati della Chiesa, che rivendicava l'infalli-bilità papale. (…).

Pace e nonviolenza
Questo aspetto ha una grande rilevanza nella storia della Chiesa ed ora nel XXI secolo. Esso comprende l'opzione per la pace così come metodologie di azione per la pace come la nonviolenza attiva e la disobbedienza civile.
In un certo senso, questo è stato il messaggio dei martiri della Chiesa delle origini durante il periodo della persecuzione dei cristiani. È stato sommerso nella teologia e nella spiritualità della Chiesa cristiana quando essa si è unita ai poteri governanti nel perseguitare coloro che dissentivano dall'ortodossia proclamata a Nicea nel 325. La tradizione, pensata come fonte di rivelazione divina, ha perpetuato questa omissione o distorsione di generazione in generazione fino agli ultimi decenni. È opportuno che le Chiese tornino all'insegnamento di Gesù. Ciò costituirebbe una dimensione di rievangelizzazione dei cristiani oggi considerata necessaria.

XXI secolo - violenza e cristianesimo
Il XXI secolo è iniziato con la violenza, con l'attacco aereo "terrorista" a New York dell'11 settembre 2001 e con l'invasione dell'Iraq da parte di Usa, Regno Unito e Australia il 18 marzo 2003. (…). Una delle più grandi sfide per i cristiani nel XXI secolo è che sono proprio loro, per lo più, a controllare il potere mondiale dopo la fine della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la fine dell'impero comunista nell'Europa orientale.
Nell'enciclica "Deus Caritas Est" non vi sono riferimenti significativi a questa guerra del XXI secolo, e al movimento mondiale per la pace. Questa guerra causa la morte di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti.
Il mondo delle superpotenze del XXI secolo è stato costruito con la violenza e l'invasione lungo cinque secoli, dal 1492, quando le Chiese cristiane erano partner dell'Europa nella sua conquista globale. Questi crimini esigono riparazione. La Chiesa è stata tutt'altro che una testimone efficace del Dio dell'Amore nell'edificazione di questo (dis)ordine mondiale razzista ingiusto. La maggior parte dei santi citati dal papa come icone di carità sociale non sono certo stati campioni dei diritti dei popoli oppressi e conquistati delle Americhe, dell'Africa e dell'Asia. La giustizia sociale globale non è mai stata una loro preoccupazione all'epoca in cui il sistema globale di sfruttamento veniva costruito. Erano ispirati da una teologia e da una spiritualità che presentava il messaggio di Gesù in un modo che legittimava l'avventura coloniale occidentale. (…).

Bisogno di purificazione
Ci si può chiedere come e perché la Chiesa abbia sbagliato in questo modo per quasi 1500 dei suoi 2000 anni di storia, riguardo a temi significativi come la salvezza di quanti non erano di fede cristiana. Non vi era forse un'erronea enfasi sulle tre funzioni più importanti della Chiesa?
- la predicazione della Parola in senso esclusivista e dominante, guardando a Gesù Cristo come unico e universale Salvatore di tutta l'umanità;
- la celebrazione dell'Eucaristia nel contesto delle gravi ingiustizie della schiavitù, del feudalesimo, delle invasioni coloniali e dell'ingiustizia e dell'ineguaglianza globale oggi in aumento;
- il ministero della carità come servizio sociale che non richiede un'azione sociale di riforma da parte della leadership della Chiesa. (…).

Sullo sfondo
i) La sua antropologia è basata sul presupposto mitologico del peccato originale che rende tutta l'umanità colpevole nei confronti di Dio.
ii) La redenzione umana viene spiegata come derivante dalla morte di Gesù sulla croce, che paga il prezzo richiesto a Dio Padre.
iii) Ciò presenta un'interpretazione della vita di Gesù che non sottolinea le posizioni a favore della giustizia da lui assunte nella società del suo tempo. Ciò annacqua il suo forte messaggio critico sulle ingiustizie dell'ordine sociale imperante e le mancanze dei leader religiosi e civili.
iv) Ciò fa derivare la sua morte dalla necessità di fare ammenda presso il Padre per il peccato originale, piuttosto che dalla sua forte posizione critica contro l'ingiustizia socio-religiosa e dalla lotta per la liberazione degli oppressi del suo tempo. (…). Il papa parla di umanità perduta. La sua definizione dell'amore divino "Dio è amore" comincia con l'ipotesi di una umanità perduta che dev'essere salvata da un atto divino di riconciliazione.
v) Di conseguenza, un'altra interpretazione viene data al discepolato spirituale di Gesù, al significato della preghiera, e alla comprensione della salvezza e della missione cristiana. La santità cristiana viene intesa soprattutto come strada verso l'attività caritativa e non in collegamento con l'azione per la giustizia e la pace che trasforma le strutture sociali.
Non vi è applicazione pratica della richiesta di Dio-amore di una pace con giustizia nel mondo del XXI secolo. La vita sacramentale va di pari passo con le uccisioni in guerra, con un'economia di grave sfruttamento e con l'inquina-mento della natura. (…).
vi) Al sacramento del Battesimo è stato attribuito un effetto di redenzione automatica dei bambini. I sacramenti della penitenza e dell'Eucaristia non sono stati messi in stretta relazione con l'esigenza di giustizia e di pace nella società visto che oppressori, schiavisti e colonizzatori hanno potuto ricevere i sacramenti senza un grande rimorso per i loro mali sociali. Hanno potuto essere in pace con la Chiesa in buona coscienza, specialmente se avevano compiuto opere di carità.
vii) Analogamente, per lungo tempo vi è stato un declassamento delle altre religioni, ed una opposizione a relazioni amichevoli interreligiose.
viii) Il Regno di Dio predicato da Gesù viene considerato come qualcosa che si realizzerà nel mondo a venire piuttosto che sulla Terra. Da qui la trascuratezza nei confronti della natura, dono di Dio a tutta l'umanità da salvaguardare per le generazioni future e da condividere in modo equo tra tutti i popoli. (…).

Una missione per il papa
Vorremmo suggerire che in una prossima enciclica egli sviluppi le richieste radicali del vangelo cristiano di Gesù. Il papa può proporre rimedi molto efficaci a questa ingiusta situazione in una meditazione significativa sul discorso della montagna. Se il papa presta ascolto alle attuali richieste dell'umanità, espresse dalle proteste globali e dai movimenti per la pace, può cogliere il potenziale che la Chiesa possiede per arrestare la guerra. (…). Riflettendo sulle più ampie implicazioni del messaggio di Gesù, che Dio è amore, le Chiese cristiane nel mondo possono ripensare il nucleo del loro insegnamento nell'attuale situazione mondiale di guerra e di grave ingiustizia. (…).
In una prossima enciclica o istruzione, il papa può offrire la leadership di cui il mondo ha bisogno. Le religioni mondiali preentano un comune messaggio centrale di pace e strategie per salvare l'umanità dalla tragedia che minaccia gli esseri umani e la natura. (…) Il Vangelo di Gesù dà l'ispirazione per un altro mondo possibile che può offrire agli uomini una migliore possibilità di vivere una vita umana piena e significativa. Il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e altrove esprime le speranze dell'umanità riguardo ad una trasformazione pacifica di questo genere. Questa situazione rappresenta una grande sfida per tutti noi a testimoniare il Dio dell'amore rivelato da Gesù. Speriamo che papa Benedetto XVI ci aiuti tutti ad affrontare questa sfida in modo saggio, coraggioso e pacifico. (…). Ci attendiamo allora un'altra enciclica sulla giustizia e la pace di Dio che affronti direttamente tutti questi temi e offra la leadership necessaria all'intera Chiesa.