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"LA CHIESA È COME IL COMUNISMO: STA PER CROLLARE E NESSUNO SE NE ACCORGE". INTERVISTA AL TEOLOGO OLANDESE JOHN WIJNGAARDS

ADISTA n° 29 - 15.4.2006

33344. LONDRA-ADISTA. (dal corrispondente) "La Chiesa cattolica sembra molto solida, ma in realtà questa rigidità è la sua debolezza. Come i regimi comunisti, crollerà tutta di un colpo, senza avvisaglie. Nessuno se lo aspettava, eppure è successo, e molto rapidamente". È quanto afferma, in un'intervista rilasciata ad Adista, il teologo olandese p. John Wijngaards, uno dei massimi esperti cattolici sul tema del sacerdozio femminile, a causa del quale ha rinunciato, nel 1998, al ministero sacerdotale in polemica con la totale chiusura del Vaticano. Wijngaards ridimensiona il valore delle folle oceaniche che hanno partecipato ai funerali di Giovanni Paolo II o alla Giornata Mondiale della Gioventù: "La Chiesa - afferma - non è diventata più forte negli ultimi anni, ha solo imparato a dare ai media il giusto spin. I fedeli non stanno aumentando, anzi. Alcune grandi manifestazioni pubbliche possono essere utili ma non possono nascondere i problemi all'interno della comunità dei credenti".
Di seguito l'intervista. D: Si aspetta novità e passi avanti da parte di Benedetto XVI a proposito dell'ordinazione femminile?
R: Ratzinger non deve sentirsi con la coscienza a posto: sa benissimo che le donne venivano ordinate come diacone nella Chiesa primitiva, sa che su questo tema c'è qualcosa di sbagliato. Qui, forse, c'è qualche speranza di passi avanti, anche se Ratzinger è troppo vecchio.

D: Ma gli sviluppi della Chiesa d'Inghilterra possono segnare una traccia anche per la Chiesa Cattolica?
R: Si tratta di una questione totalmente differente. Il Concilio di Trento, confermato dal Vaticano II, ha strettamente collegato sacerdozio ed episcopato: quindi, per la Chiesa cattolica, il vero scoglio da superare è l'ordinazione sacramentale, il resto viene da sé. Nella Chiesa anglicana è diverso, perché in essa la questione della ‘guida' pastorale è una questione separata dall'ordinazione.

D: Quindi per Roma non c'è niente da imparare da quello che accade Oltremanica?
R: C'è moltissimo da imparare. L'esperienza di ammettere le donne al sacerdozio è stata fondamentale, la reazione nelle comunità è stata quasi universalmente positiva. Solo una piccola minoranza si è opposta (ritornando in parte al cattolicesimo, ndr).
Riceviamo moltissime lettere di cattolici che hanno partecipato a matrimoni o funerali presieduti da una donna e che raccontano di essere rimasti molto colpiti. C'è stata anche una migrazione nella Chiesa anglicana di donne cattoliche che sentivano la vocazione sacerdotale.
D: Un ripensamento della Chiesa cattolica non potrebbe avere anche effetti positivi sulla crisi delle vocazioni, particolarmente in Europa?
R: Escludere le donne, priva la Chiesa di molti carismi importanti: non si deve cambiare idea solo per rispondere a un'emergenza. Vero è che qui in Inghilterra la risposta è stata eccezionale: si incontrano migliaia di donne nei seminari e non si è registrato nessun calo particolare nelle vocazioni degli uomini.

D: Cosa pensa delle ordinazioni al di fuori della Chiesa, come quelle del Danubio (v. Adista nn. 57 e 63/02 e 51/05)?
R: È un'opzione che non condivido, perché va contro l'unità della Chiesa. Il cambiamento deve venire dall'inter-no. E io sono convinto che anche se la Chiesa cattolica sembra molto solida, in realtà questa rigidità è la sua debolezza. Come i regimi comunisti, crollerà tutta di un colpo, senza avvisaglie. Nessuno se lo aspettava, eppure è successo, e molto rapidamente. La coscienza dei cattolici è diventata molto più forte.

D: Perché allora la religione e la Chiesa sembrano forti come non mai negli ultimi 30 anni, pronte a riprendere un ruolo centrale nella società che sembrava perso?
R: La Chiesa non è diventata più forte negli ultimi anni: ha solo imparato a dare ai media il giusto spin. I fedeli non stanno aumentando, anzi. Alcune grandi manifestazioni pubbliche possono essere utili ma non possono nascondere i problemi all'interno della comunità dei credenti".